Mi capita di ricevere inviti a cena in ristoranti improbabili, con improbabili piatti di qualità improbabile.
Il peggio è che coloro che sono all’origine dell’iniziativa esordiscono sempre dicendo “Lucia, ho scoperto un posticino…! Na’ favola, ti piacerà”.
“Stupendo!” rispondo con entusiasmo per non fare lasolitaintransigente.
E d’altro canto, mi è sempre difficile offrire un’alternativa, dal momento che spesso e volentieri i gusti delle persone con cui vado a cena, sono diametralmente opposti ai miei: io amo la costatona praticamente cruda, gli altri stracotta, io l’andouillette, ma le frattaglie non piacciono a tutti; vado pazza per la cucina libanese ed alcuni la trovano troppo “unta” (però chissàcomemai si mangiano l’intero cestino di pane con il burro mentre aspettano il primo piatto).
Al contrario, molto francesi qui, amano ristoranti “italiani’ della capitale che di italiano hanno poco o nulla e che nella migliore delle ipostesi sono scontati o banali. E comunque sempre troppo cari.
All’inizio, pensavo che mi prendessero in giro, poi col tempo ho capito: per loro quello è il top della qualità, veramente il nonpiùsultra.
E’ quindi sempre con una sorta di rassegnata disperazione che mi reco ad un appuntamento al ristorante ripetendo tra me e me: “A la guerre comme à la guerre“.
L’altra sera è toccato un ristorante tailandese… Leggi il seguito di questo post »








Photo by Eric Fénot
Photo by Ramon 2002



