Ristoranti tailandesi a Parigi: Kahosan

thaiPhoto by Andrea Maia

Mi capita di ricevere inviti a cena in ristoranti improbabili, con improbabili piatti di qualità improbabile.
Il peggio è che coloro che sono all’origine dell’iniziativa esordiscono sempre dicendo “Lucia, ho scoperto un posticino…! Na’ favola, ti piacerà”.
“Stupendo!” rispondo con entusiasmo per non fare lasolitaintransigente.
E d’altro canto, mi è sempre difficile offrire un’alternativa, dal momento che spesso e volentieri i gusti delle persone con cui vado a cena, sono diametralmente opposti ai miei: io amo la costatona praticamente cruda, gli altri stracotta, io l’andouillette,  ma le frattaglie non piacciono a tutti; vado pazza per la cucina libanese ed alcuni la trovano troppo “unta” (però chissàcomemai si mangiano l’intero cestino di pane con il burro mentre aspettano il primo piatto).
Al contrario, molto francesi qui, amano ristoranti “italiani’ della capitale che di italiano hanno poco o nulla e che nella migliore delle ipostesi sono scontati o banali. E comunque sempre troppo cari.
All’inizio, pensavo che mi prendessero in giro, poi col tempo ho capito: per loro quello è il top della qualità, veramente il nonpiùsultra.
E’ quindi sempre con una sorta di rassegnata disperazione che mi reco ad un appuntamento al ristorante ripetendo tra me e me: “A la guerre comme à la guerre“.
L’altra sera è toccato un ristorante tailandese… Leggi il seguito di questo post »

Choux al formaggio borgognoni

 

gougeres

Photo by Ed Kiley

Tutte le volte che andiamo a trovare i nostri amici Philippe e Sylvaine in Borgogna, ci trattano come nababbi.
All’ora dell’apertitivo non mancano mai les gougères, sorta di bignè di formaggio solitamente accompagnati da un Bourgogne Aligotè davvero sfizioso.
Il fornaio del villaggio ci sa veramente fare: aeree, morbide, dorate (grandi!): una tira l’altra anche se sono… veramente caloriche!
Non sono affatto difficili da realizzare: si tratta di bignè arricchiti di gruviera.
Anche se ultimamente ho messo a punto una versione personale e molto italiana di questi sublimi finger food,  di cui vado piuttosto fiera. Iniziamo però dalla classica…

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Ristoranti libanesi a Parigi: da Noura

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Photo by Cathou Cathare

Se  parole come “chawarma”, “houmous”, “kefta”, non vi dicono nulla, ma anche le cucine di altri paesi vi incuriosiscono, quando passerete di qui, potete fare una sosta in questo simpatico ristorante libanese.
Situato in quello che viene chiamato “il triangolo d’oro” di Parigi , Noura offre alla clientela la possibilità di mangiare in piedi uno snack, oppure di sedersi a tavola per gustare un vero e proprio pasto libanese. Leggi il seguito di questo post »

Forza, Obama!

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Impossibile non commuoversi davanti alla cerimonia di investitura di Obama.
Impossibile restare indifferenti davanti a tutta quella gente che ripone grandissime speranze in lui.
Impossibile non ripensare a quel “I have a dream”, così commovente, così colmo di speranze infrante, uccise sul nascere…
Impossibile non pensare a generazioni intere di neri, maltrattati, bistrattati che ora vedono in lui una speranza.

Presidente, quanto peso hai deciso di portarti sulle spalle, quante aspettative, quanti sogni!
Chissà quale sarà il tuo reale margine di manovra.

God bless you, Barack Hussein Obama.

 

NB La prima e la terza foto sono state tratte dal sito di “Repubblica”, la seconda è di Radiospike Photography

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Sfogliata alla crema frangipane

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Photo by Yuichi Sakuraba

E’ con grandissimo ritardo che vi presento questo dolce tipicamente “befaniano” , la Galette des rois, ovvero il Dolce dei Re Magi. Anche se, a pensarci bene, è una ricetta che potete eseguire al di fuori delle festività trattandosi di una sfogliata comunque deliziosa.
Nella preparazione è nascosta una fava la cui  tradizione rimonta al XIII secolo quando era considerata il simbolo della vita. Ben presto, la fava fu sostituita da altri oggetti: re, regina di porecellana, ecc.
Tradizionalmente chi mangiando la sua fetta di galette trova la fava è nominato re  o regina e viene incoronato con la corona di carta che troverete sempre con questo dolce.
(Credo che i dentisti si sfreghino le mani sotto le feste: il numero di denti spaccati in questo periodo deve crescere  a dismisura. Le feve sono un vero attentato ai denti!) 

Tutti i fornai (sì perché qui i fornai tengono anche le paste) ed i pasticceri vendono la Galette, ma cose sempre accade, c’è Galette e Galette…
Quelle buone hanno una sfoglia leggera e friabile, con la crema frangipane morbida e profumata. Insomma, addentare una buona fetta di galette è come mordere un pezzo di paradiso e le sensazioni che se ne traggono sono molto ma molto simili a quelle che vi descrivevo a proposito del Chausson aux pommes
Dopo aver provato varie ricette, mi ha convinto quella del pasticcere Pierre Hermé trovata nel sito di Phanie.
Se invece passate da queste parti e volete comprarvene una di favolosa, potete andare in una delle pasticcerie  DollayaouLenôtre

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Una chicca per il fine settimana: Maria Bethania

Ho scoperto Maria Bethania, una quindicina di anni fa, ascoltando il disco “En la fusa” registrato con Vinicius de Morales e Toquinho.
Mi ha subito impressionato la sua voce mascolina, profonda, avvolgente di passione e di estrema  sensibilità, caratteristiche queste,  che sembrano essere inscritte nel DNA di molti interpreti brasiliani.
Qualche tempo dopo, quasi oper caso, ho comperato il magnifico disco dell’interprete, intitolato  ”Explode coraçao”… Leggi il seguito di questo post »

Madeleines al tè Matcha


madeleinethematcha1Photo by Eric Fénot

Per Natale mi sono state regalate varie leccornie, tra le quali una scatoletta di tè matcha, dalle molteplici virtù. Lo avevo già sperimentato nel corso della preparazione del mio ultimo libro, Madeleines, da cui è tratta la ricetta che vi dò oggi, le madeleines al tè macha,  per l’appunto. Qui in Francia è nata una vera e propria moda del tè matcha che viene utilizzato in tantissime preparazioni: tiramisu, panna cotta, perfino carpacci!
Per le informazioni circa questo tipo di tè, vi rimando all’interessante  blog di Francesca 
Quanto agli stampini necessari per realizzare questi dolcetti, vi consiglio vivamente quelli in silicone che danno un’ottima resa,  a patto però che siano di buona qualità. Il marchio Mastrad, distribuito anche in Italia, offre una gamma di prodotti davvero convincenti: gli stampini hanno una flessibilità perfetta. Leggi il seguito di questo post »

Il calendario 2009 di Andrea Maia

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Photo by Andrea Maia

La Francia ha una tradizione per la foto di food sicuramente più importante rispetto a quella dell’Italia: per rendersene conto basta un rapido sguardo ai vari libri di cucina da un lato e  dall’altro delle Alpi.
La qualità delle immagini in Francia, rientra in uno dei principali criteri  di scelta del lettore del libro di cucina e la concorrenza non manca: ecco che gli editori sembrano fare quasi a gara per procurarsi il fotografo più talentuoso. Questi, non solo ha il compito di illustare un piatto, ma anche di raccontare una vera e propria storia, allo scopo di far “sognare”  il lettore. 
E’ con questi criteri in testa che ho guardato per la prima volta il book di Andrea Maia, quando un comune amico mi ha parlato di lei…  Leggi il seguito di questo post »

Le lumache alla bourguignonne di Bernard Loiseau

lumachePhoto by Ramon 2002

La lumaca più conosciuta ed apprezzata è la grande Helix pomatia che nei massicci calcarei delle Alpi e dell’Appennino trova l’ambiente ideale di vita e di sviluppo. Chiamata anche “vignaiola bianca” (in Francia gros blanc o escargot de Bourgogne), la pomatia ha carne bianca e raffinata. In Italia è consumata soprattutto nelle regioni settentrionali. In Francia, l’escargot de Bourgogne è DOC  e  sottoposta ad una regolamentazione rigidissima: la sua raccolta è consentita solo dal 1 aprile al 30 giugno.
Nelle zone mediterranee, e nelle regioni italiane centro-meridionali (ma anche in Liguria), è molto popolare la più piccola Helix aspersa. Questa “chiocciola dei giardini” o “zigrinata” (“maruzza” nel trapanese, petit-gris per i francesi), costituisce circa il 70% del patrimonio elicicolo dell’allevamento in Italia ed è originaria dell’Africa del nord, anche se  molto spesso oggiogiorno viene  importata dalla Pologna e da alcuni paesi asiatici. In Francia,  la “vignaiola bianca” è D.O.C. 

Le lumache mi piacciono perché sanno di terra. Non ho mai mangiato la terra, rassicuratevi, ma credo di conoscerne l’odore che associo, non so perché,  al sapore di questi animaletti che potrei gustare anche così, in purezza, presi dalla scatola e sgocciolati del loro liquido. Hanno un gusto “vero”, inconfondibile. E semplice.
Quelle classiche, alla bourguignon, non sono tra le mie preferite perché  il burro è presente in modo decisamente eccessivo. Personalmente, fino a poco tempo fa, tra le mie ricette preferite c’erano le lumache  saltate con i finferli e lo scalogno ed accompagnate da fette di polenta grigliata (ricetta favolosa della Cucina Italiana), oppure in umido con il finocchietto. Però ne ho scoperto una da poco di Bernard Loiseau  che mi ha convinto. In pratica, il grandissimo chef ed io siamo concordi :-) : al contrario di quel che molti credono,  non deve essere il burro (sempre eccessivo, tra l’altro)  a dare aroma e gusto a questo piatto, ma l’aglio ed il prezzemolo lavorati in un certo modo. Vediamo come…

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Datteri al Roquefort e speck

 

sopressa

fuoco

brouillard

albero

Photo by Lucia Pantaleoni

 

Il viaggio di andata in Italia , pur con le sue belle 12 ore,  è filato via abbastanza liscio: strada quasi sgombra, visibilità ottima, 4 pause.
Quello di ritorno,  invece, è durato 13 ore e mezza ed è stato quasi un incubo. L’autostrada A6 infatti era trafficatissima ed i vari bollettini  sulla viabilità dicevano esattamente il contrario di quello che stava accandendo,  ovvero che il traffico era “fluido”! Probabilmente il giornalista in quel momento si trovava nel bel mezzo del deserto australiano, vai a capire..!
Che poi vorrei aprire una parentesi sugli autogrill francesi: certo sono di una pulizia incomparabile ma il “parco cibo” è… costernante, oltre che caro. Se in Italia infatti l’offerta in questo senso va dal panino fantasioso, al pezzo di pizza, fino ad un self service che giudicherei “decoroso”, in Francia per il “modico” prezzo di 4 € hai una specie di sandwich farcito con scarsissima creatività, tipo prosciutto cotto, un formaggio-non-identificato  (e che forse è meglio non identificare) e chenneso’… maionese! Per non parlare della qualità della materia prima che definirei per utilizzare un eufemismo, alquanto discutibile.
Inutile dirvi che la cosa mi impesta regolarmente l’umore e alla mia domanda (che somigliava più che altro ad un ruggito):  ”Ma come mai nel paese della gastronomia, gli spuntini sono sempre così mediocri?” , la risposta molto acuta, devo dire, è stata “Perché per l’appunto la Francia  ha una grande tradizione nell’alta gastronomia ma non…nel cibo “prêt à porter” :-) )
Ma torniamo al soggiorno in quel di Treviso… Leggi il seguito di questo post »