Quando due compagni di merende (coi fiocchi!) finalmente salgono in Lutezia, Radicchio entra in fibrillazione, perché idealmente vorrebbe fare un concentrato della gastronomia francese preparando loro una cena composta da 86 portate…
Sapendo che la cosa non è umanamente possibile, si arrovella per una fare un sunto, un distillato, un “eau de parfum” di quel che per lei è il meglio del meglio. La frustrazione però rimane, perché il meglio del meglio della cucina francese non si puo’ comunque riassumere in una cena. A nulla vale pensare che ci saranno altre occasioni, in Italia, per far conoscere loro nuove leccornie, non sarà mai la stessa cosa. L’atmosfera, i profumi, gli odori hanno senz’altro un’influenza sul sapore di un piatto, Radicchio questo lo sa bene quando, ad esempio assaporando una carbonara a Parigi, prova la sensazione che “manchi sempre qualcosa”.
Ieri, comunque, mentre preparava l’impasto per i bigné salati, mescolava la sauce Mornay o legava in un abbraccio satanico due petti di anatra contenenti foie gras crudo e albicocche secche, si sentiva eccitata, carica, leggera (…) e felice.
Le è tornata in mente la frase che sintetizza la filosofia della chef Cristiana Colle intervistata qualche tempo prima: “Entusiasta all’idea di preparare qualcosa che dia piacere o felicità agli altri”.
Radicchio, ieri, si sentiva esattamente così e diceva a se stessa che se confezionare un piatto molto spesso le provoca una certa frenesia, palpito e batticuore, in alcune circostanze vi è anche una componete di dono di sé supplementare, di “condivisione” che la fa sentire parte di un tutto armonico e pieno zeppo d’Amore ( o del “panteismo culinario secondo la Panta”, che sarei io, per gli ex compagni di liceo).
Qui di seguito il menù di quella serata, che potrà fornire ad alcuni qualche spunto.
Non esito a incoraggiarvi molto caldamente a proporre come antipasto questi bignè salati al formaggio Epoisse ( che sostituirà il Parmigiano). Chi abita a Treviso corra a rifornirsi da De Pieri a San Antonino che ha formaggi francesi eccellenti. Per chi abita invece a Padova, c’è Marcomini.
Come entrée un patè di faraona e porcini;
come secondo questo succulentissimo arrosto di petto d’anatra con foie gras con contorno di fichi e mele spadellati. Noi lo abbiamo accompagnato con uno strabiliante Chateneuf du Pape Clos St Jean 2003 che ha fatto raggiungere a Radicchio e ai suoi ospiti il Nirvana. Setoso, potente, elegante e speziato. Radicchio ha così sintetizzato: “Questi sono i vini che stimolano tutto il cavo orale.” Un modo, assai rozzo, convengo (ma l’intento di Radicchio era quello di essere scientifica ed imparziale, solo il cervello le era andato in corto circuito ) di dire che profumo e persistenza c’erano tutti, non come altri vini che mancano di una delle due componenti e che la deludono orribilmente.
Perché un vino, diciamocelo, quando è veramente grande, è davvero un’esperienza sensoriale che assomiglia a nessun’altra.
E’ seguito un plateau di formaggi
Per finire, le madeleines al cioccolato formato “bocconcino” ispirate da Felder, cui però Radicchio ha portato più di qualche variante, aumentando uova, cioccolato, cacao e infine tuffandole per metà nel cioccolato al 70% fuso.
Amen.
















8 dicembre 2011 alle 14:15
Ma tu sei un mito!!!! Se vuoi posso sacrificarmi per farti ritrovare quell’ “entusiasmo di dare felicitá agli altri” e venire a cena da te
8 dicembre 2011 alle 16:16
@Auramaga: dovremmo organizzare qualcosa effettivamente…
8 dicembre 2011 alle 16:25
Cara Lucia, posso solo testimoniare la magnificenza dell’esperienza sensoriale!
La terrina raffinatissima, il petto d’oca opulento, i formaggi magnifici, le madleine perfette!
Se vogliamo parlare di vini, ottimo lo Champagne, assoluto il Chateau du Pape!
Una indicazione in piú per i tuoi lettoriper i formaggi: Pierantonio Schievano a Camposampiero.
En sintese, quelle merveille!
8 dicembre 2011 alle 16:38
@Flavio: grazie caro
Io temo anche che dopo quel Chateau – neuf là, mi sarà diffcile bere qualunque altra cosa.
“Ma tutto si puo’ sopportare”, come diceva Saffo
8 dicembre 2011 alle 16:44
Ciao!Io sono un Seo amico dei ragazzi di lospicchiodaglio.it e volevo chiederti un piccolo favore:visto che lo spicchio ha cambiato il modo in cui gestisce i contenuti volevo chiederti se riuscivi a modificare il link che avevi sul tuo sito visto che ora molto probabilmente non funziona più.Fammi sapere se la cosa è fattibile e hai bisogno di ulteriori dettagli. Buona giornata!
8 dicembre 2011 alle 17:00
@spicchio: non sei nel mio blog roll quindi non ho nulla da modificare!
8 dicembre 2011 alle 18:41
Una performance spettacolare! Immagino che i tuoi amici stiano sbavando ancora adesso, solo al ricordo
La penso esattamente come te sul fatto che i sapori non siano gli stessi quando si cucina un piatto che appartiene ad un’altra cultura. Certo, questo non ci ferma dal cucinarli ovunque ci si trovi, ma quando si è in grado di donare un’esperienza a 360° come questa, è tutt’altra cosa!
9 dicembre 2011 alle 14:45
@Muscaria: solo noi “espatriati” conosciamo certe sofferenze, vero?
9 dicembre 2011 alle 15:51
Ma è un trionfo : la ‘confezione’ tutta francese degli abbinamenti degli alimenti è esclusiva!
Fortunati i palati dei compagni di merende!
9 dicembre 2011 alle 19:16
@Grazie caro gamberorusso!
11 dicembre 2011 alle 09:47
… Fatte le tue madeleines! Sono fantastiche!
Proverò prima o poi a lanciarmi con il foie gras (nel mio supermarché c’è solo da pulire oppure già speziate… la pulizia dalle nervature non so se sono capace) ma soprattutto con la terrina che sembra fantastica!
11 dicembre 2011 alle 10:44
@lafranci: mi fa piacerissimo che ti siano piaciute, grazie! Per il foie gras, prova a vedere nella tua città se non c’è un “negozio-buon’anima” che lo vende già snervato. Farlo da sé, non è proprio facilissimo e richiede una certa esperienza (sul net mi pare ci sia qualche tutorial). In alternativa, vedi se on line trovi qualcosa.
e i petti a dadini. Perché questo contribuisce a un mix di textures altamente sfizioso!
La terrina ha riscontrato un certo successo: personalmente la trovo eccelente e di una grande raffinatezza. Se mai la farai, rispetta scrupolosamente le indicazioni, in particolare i due tipi di macinature (che magari ti fa anche il macellaio
12 dicembre 2011 alle 02:11
Oh sì se le conosciamo!
12 dicembre 2011 alle 13:15
[...] una toccata e fuga tra le luci di Champs Élysées e quelle delle Galeries Lafayette, Lucia “cuce” un menu con il petto d’anatra con foie gras e albicocche “accompagnato con uno strabiliante [...]
15 dicembre 2011 alle 09:54
Radicchio, settimana prossima provo con la terrina…. secondo te riesco a macinare la carne con l’accessorio del kenwood?
Ti darò notizie sui risultati
lafranci
15 dicembre 2011 alle 11:34
Eccomi qui in procinto di prendere il volo (non riesco a capire perché non risulto connessa, dev’essere la connessione aeropiortuaria, comunque sono io la Lucia radicchiesca, non un clone.)
Kenwood ha un macina carne apposito con griglie di diversa grandezza: è perfetto.
Non vedo l’ora di sapere come è andata.
19 dicembre 2011 alle 23:29
Lo Chateauneuf-du-Pape è pure citato dal grande Ernest Hemingway nel suo romanzo “Festa Mobile” che parla appunto della sua vita parigina negli anni Venti!
Complimenti per il fantastico blog!
Francesco
20 dicembre 2011 alle 08:59
@Francesco: è l’ennesima prova che costui fu un grande
Grazie di cuore