Pesche sciroppate con crema allo zabaione e fragole

Photo by Lucia Pantaleoni

Domenica scorsa, il cavaliere, avvertendo un inquietante quanto insolito silenzio in casa e non vedendo Radicchio nei paraggi, ha chiesto dal soggiorno:
“Tutto bene?”
“Sto preparando il menù per lunedì.”
Radicchio aveva invitato per la settimana successiva due clienti importanti. Due clienti francesi che una volta l’anno deve sedurre, nel senso etimologico del temine, ovvero “condurre a sé”. Anche stavolta doveva trasmettere una serie di messaggi subliminali tra cui:

  • Mo’ te faccio vede cosa ti sforno
  • Mo’ te spiego che semplice rima spesso con buono
  • Anvedi quanto so’ buoni gli gnocchi

Ora, se questi concetti paiono quasi scontati al di là delle Alpi, non lo sono affatto “al di qua”. Lo gnocco, ad esempio,  gode di una pessima reputazione. Ed è normale, visto che la stragrande maggioranza di quelli presenti nei super, sono immangiabili: duri come palline da ping-pong ma con un peso specifico prossimo a quello del piombo: più che gnocchi armi di distruzione di massa.
Radicchio voleva assolutamente sfatare il mito secondo il quale “lo gnocco è insipido e gommoso. E pericoloso”. Era comunque un piatto che non andava affrontato di petto per non destabilizzare l’interlocutore. Allora, grazie anche alla temperatura esterna da era glaciale, ha pensato di condirli un sughetto  tipo fonduta valdostana, che era sicura avrebbe fatto breccia nelle papille e nel cuore dei suoi clienti d’oltralpe. D. infatti, ha detto al secondo boccone con fare perentorio: “Voglio assolutamente questa ricetta”.

Il menù fu così composto:

  1. Assaggini di carpaccio al rosmarino, cipollotto e cannellini + assaggini di caponatina (fatta coi sacri crismi) servita su bruschette:  o come a partire da ingredienti buoni ti faccio venire l’acquolina in bocca propedeutica a quel che ti aspetta poscia (eh eh…)
  2. Gnocchi con fonduta valdostana: o come ti propongo una preparazione che conosci e che non ami ma fatta a regola d’arte e accompagnata da consistenze e sapori da te noti e graditi
  3. Coniglio porchettato (che Radicchio ha “porchettato” per davvero, aggiungendovi al trito di erbe aromatiche, fettine di pancetta) servito con spadellata di peperoni e capperi:  o come ti  faccio sprofondare in una morbidezza di carni e sentori che ricorderai per un pezzo
  4. Una ricetta ampiamente ispirata dalla cucina italiana: “pesche sciroppate con crema allo zabaione”, (che ha sostiuito con la varietà locale “guariguettes”): o come ti faccio passare dall’inverno all’estate, della serie, sono meglio di Vivaldi e le sue 4 stagioni

Tra una chiacchiera e l’altra, i clienti di Radicchio se ne sono andati belli, ben pasciuti e freschi*, intorno alle 17.00 dicendo : “Con lei abbiamo sempre delle magnifiche sensazioni gustative”.
Radicchio, quanto a lei, ha trovato l’espressione “magnifiche sensazioni gustative” veramente piacevole  e se l’è ripetuta più volte tra sé e sé come un mantra.

Pesche sciroppate con crema allo zabaione e fragole

Per 4 persone:

Per la crema allo zabaione:
100 g di marsala
100 g di zucchero semolato
3 tuorli
60 g di zucchero
100 g di panna montata

Per completare
4 mezze pesche sciroppate
40 g du zucchero
125 di fragoline di bosco

Per lo zabaione: in una ciotola immersa in un bagnomaria caldo, montate con una frusta i tuorli, lo zucchero e il Marsala, ottenendo un composto denso e spumoso.
Toglietelo dal bagnomaria fatelo raffreddare completamente, poi incorporatevi la panna montata. Sgocciolate le mezze pesche.
Schiacciate con la forchetta g 125 di fragoline addolcite con g 40 di zucchero, ottenendo una specie di salsina.
Versate nelle coppette lo zabaione freddo, accomodatevi le pesche sciroppate, irroratele con la salsina di fragole, guarnitele con le fragoline rimaste e portatele subito in tavola.

*Mentre gli amanti delle prostitute sono ricchi, ben pasciuti e freschi, a me si spezzano le braccia per aver abbracciato solo nuvole“- I lamenti di un Icaro” – Charles Baudelaire

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3 Risposte to “Pesche sciroppate con crema allo zabaione e fragole”

  1. Ilgamberorusso Says:

    Anche noi cara Lucia amiamo le nuvole del nostro poeta preferito… Ma ci lasciamo sedurre piacevolmente per riempire il vuoto esistenziale :-) e come ti ho rivelato tante volte pollame e carni porchettate o farcite elevano il nostro spirito piu’ della meditazione … Strani connubi… Sara’ la romanita’ che contagia i tuoi pensieri che ci contraddistingue, ma da queste parti come in un simpatico sonetto del Belli “noi famo un po’ allo spirito e un po’ al corpo’ epicurei fino al midollo!!!e poi dobbiamo conoscerci altrimenti sentire i tuoi menu’ diventa una tortura! :-)

  2. Lucia Says:

    Gamberi! Qui mi sa che bisognerebbe organizzare un incontro al vertice a base di pollame, poesia e porchette! :-D


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