Foto by Lucia Pantaleoni
Ci sono luoghi per cui sei disposto a perderti parecchio prima di trovarli, e poco importa se poi scopri che sono nel bel mezzo di nulla perché sai che quel che c’è vale, e vale tanto: uno di questi è la Fenice, condotta dal suo chef, Claudio Ruta, una stella Michelin. Noi qui ci siamo proprio divertiti…L’accoglienza è cortese e premurosa, senza inutili (ed irritanti) manierismi. L’ambiente, tutto in acciaio e legno è confortevole, con ampie vetrate che danno sul parco di Villa Carlotta, il resort di cui la maison fa parte. I tavoli sono ampi, la tovaglia di un bianco candido, posate e piatti di un’ eleganza sobria e raffinata, la mise en place (come mi viene fatto notare) perfetta.
Siamo andati da Claudio per il menù di pesce. Il maître ci comunica i vini abbinati, ma dinnanzi a qualche esitazione, acconsente con garbo a soddisfare le nostre richieste: tra gli altri, un Sole e Vento di De Bartoli. E qui un pensiero va inevitabilmente a Pantelleria…
Iniziamo con una degustazione di oli extra vergine di oliva (sempre graditissima alla sottoscritta, che devi averli bevuti misti al latte nel biberon, e per i quali rinuncerebbe senza esitazione alcuna e per sempre, al pur lussurioso burro al sale di Guérande, il che è tutto dire…), versati con nonchalance in una coppetta e con cui noi faremo puccia con altrettanta nonchalance. Meravigliosamente fruttato il Re, Dop Monti Iblei dell’azienda Sallemi a cui dico “Châpeau!” e anche il Furgentini agricoltura biologica dell’Azienda Avola. Ottimo inizio con un tuffo nel cuore del terroir…
Tra i piatti del menù, ricordo ancora emozionata le crudità del pesce del mediterraneo in cui i gamberi bianchi, che sono un trionfo di dolcezza, delicatezza (comprese le teste da cui aspirare gli ottimi succhi), si sciolgono letteralmente in bocca; il carpaccino di spada superbamente accompagnato da qualche barba di finocchietto, zest di limone, semi di sesamo e di papavero; la succulenta ostrica con balsamico e pochissima mentuccia: apoteosi di sapori sapientemente suggeriti, freschi e raffinati. L’ostrica è “lattosa”- ovvero in pieno periodo di riproduzione – come non piace ad alcuni “esperti” ma alla sottoscritta molto, perché la sua consistenza leggermente densa ed il sapore vagamente dolce, bilanciano a meraviglia la salinità del frutto di mare.
Segue il Ciuffo di Calamaro verace su concassé di pomodoro “Ferrisi” confit e salsiccia secca chiaramontana croccante ai semi di finocchio: diciamo che dopo aver assaggiato un pomodoro del genere, non si torna più indietro, ovvero ci si darà ad altra verdura. Perché è dolce, saporito come non mai, vero nettare degli dei e va a nozze con il ciuffo di calamaro; il tutto aromatizzato da questa salsiccia al finocchio: strizzatina d’occhio al territorio e un interessante gioco di textures…
Grandioso il tonno freschissimo e morbido, cotto comme il se doit (ovvero ancora bello rosso ) con sorbetto di patate, cipolle bianche, insalatina con uva passa e mandorle e salsina allo zafferano. Chi l’avrebbe mai detto che cipolla e uvetta si combinavano col tonno?
Sfizioso il sorbetto di aloe vera con zest di arancia candita, fragola e fogliolina di menta: quel tanto di acidità che ci prepara ancor meglio ai dolci e post dolci. A questo proposito ricordo ancora con una certa commozione i Ravioli gratinati con crema tiepida al limone su insalatina di agrumi e frutto della passione: la pasta dei ravioli è fatta divinamente, lo spessore è perfetto per contenere una delicatissima crema al limone, lo zucchero caramellato di cui sono spolverati, pare coronare con brio la dolcezza del tutto. La macedonia di kiwi, frutti della passione e arancia, poi, dà un tocco di freschezza conferendo al piatto un grande equilibrio. Un appaluso allo chef, dessert memorabile.
Tra le chicche post dessert, tutte interessanti, il cioccolatino con ganache all’olio di oliva incuriosisce e intriga la sottoscritta. A suivre…
La presentazione dei piatti, impeccabile, gioca su forme e giochi cromatici mai volti a mascherare una ricetta poco o per nulla riuscita, ma à moltiplicare il piacere sensoriale.
Alla fine della cena, chiediamo al maître se possiamo disturbare Claudio, tale è il desiderio di conoscerlo e di dirgli quanto siamo stati bene. E’ un ragazzo molto alla mano, la sua modestia e timidezza non riescono comunque a celare la grande passione per il lavoro che svolge. Sono quattro in cucina e dal tono con cui lo dice si capisce che si tratta di un vero e proprio team: ha avuto l’intelligenza di capire che l’unione di savoir faire e idee, fanno la forza. Con i “ragazzi”, come lui li chiama, ha pensato a questa intrigantissima ricetta che ci preme testare quanto prima: una mozzarella che sciolgono e farciscono con concentrato di pomodoro (prodotti da loro), chiudono e danno la forma di una provoletta. “Piccoli giochi che piacciono - spiega Ruta – e che divertono i ragazzi che lavorano la pasta filata”.
Nelle sue parole si respira il desiderio di soddisfare il cliente, lo stimolo per continuare a cercare, e rinnovarsi in continuazione. Ed è solo per non disturbarlo oltre e perché si è fatto tardi che lo lasciamo, perché gli porrei ancora mille domande. Lasciando il ristorante mi viene in mente questa frase di Vauvenargues:
“Il gusto è la capacità di giudicare correttamente ciò che ha sentimento. Quindi bisogna aver anima per aver gusto”.
E Claudio Ruta ha gusto, senza ombra di dubbio.
La Fenice
Via Gandhi, 3 – Ragusa
tel: +39 0932 252070 +39 0932 604140
http://www.lafeniceristorante.com
NB Tutte le foto sono by Lucia Pantaleoni



















22 giugno 2012 alle 09:08
Bella la frase di Vauvenargues! ed è una perfetta ciliegina sulla torta se penso alla lettura appassionante del tuo articolo: brava mi piace la tua scrittura pensata per il piacere di chi legge, a mio avviso anche questa è un’espressione di ‘sentimento’ cara Lucia
La cucina di cui racconti è un trionfo, mi stupisco ogni volta quando vedo simili possibilità creative nel piatto e provo un po’ di invidia ‘sana’, sollecitata forse dal dispiacere di aver scoperto certi mondi un po’ in ritardo
Ma spiegami un po’ cos’è uno zest?Un’altra cosa, le foto sono bellissime
28 giugno 2012 alle 13:26
@Ilgambero: voi mi fate sempre delle grandi coccole all’ego, grazie! Diciamo che descrivo quel che mi è piaciuto e che farlo è come rivivere deliziosi momenti. Questi chef hanno una creatività che pare senza limiti e quasi sempre, a mio avviso, azzeccatissimi. Lo zest non è altro che la scorzetta di limone.
)
27 ottobre 2012 alle 22:40
I, too, recently had a dish at La Fenice created by Chef Claudio, and I, too, had to venture into the kitchen to thank him for a wonderful experience. He’s a true gem.
27 ottobre 2012 alle 23:06
@Lisa T: yes, he is ia tue gem ndeed. I have returned to his restaurant recently and i he did not let me down.
5 febbraio 2013 alle 22:26
sapete se fanno catering?
5 febbraio 2013 alle 22:35
Anonimo: non non lo so, ma puo’ sempre chiedere telefonando