Photo by Lucia Pantaleoni
Va meglio.
Ieri, Radicchio ha sentito che la caviglia era in via di guarigione.
Uscendo dalla vasca da bagno non è più stata colta dal solito terrore di scivolare, sbattere la testa nella vasca e vedere nel contempo la caviglia torcersi di 90°, mentre crollava rovinosamente insieme alla vasca al piano di sotto, dal vicino colombiano che l’avrebbe guardata perplesso.
Certo, alzandosi dal letto al mattino le pare di avere un blocco di marmo proprio in quel punto della caviglia che delimita la terra dal cielo, non può ancora camminare, come è solita fare, i suoi tot chilometri e la sera è un bel po’ gonfia (più che una caviglia uno stinco).
Comunque ieri Lee, la fisioterapista, le ha detto che la vede più stabile e con un maggiore equilibrio.Radicchio attende comunque il placet del dott Burberòn, ma è già risollevata di non dover più cucinare con il ginocchio posato su una sedia.
E siccome in questo periodo è presa da una vera e propria ossessione per la sfoglia (un’ossessione tra le tante eh! e sempre diverse!), ha pensato ad una ricetta per la colazione o per l’ora del tè di ispirazione un po’ francese e un po’ orientale.
Gian Maria Testa in Le donne nelle stazioni, con la sua grande capacità di dipingere quadri facendo musica, ha accompagnato molto piacevolmente i suoi gesti nella confezione di questa sfoglia profumata all’acqua di fiori di arancio, che Radicchio ama smodatamente perché ha sentori di paradiso perduto.














