L’os à la moelle o midollo di bue

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Photo by Horsemeaptie

Vedo già alcuni di voi fare una smorfia disgustata: “Ma che cosa ci propina, questa, oggi? Midollo di buie?! Che schifo!”

Difficile spiegare a parole la particolarità di questo piatto ma… ci proverò ugualmente.

Si tratta del midollo, quello per dire che si utilizza per il risotto alla milanese,  cotto al forno poi spalmato su del pane tostato e condito con fiore di sale e pepe macinato di fresco.

Io direi che è un must della cucina francese, una di quelle specialità per le quali  a  mio avviso non potete andarvene da qui senza prima averle assaggiate. E quando dico “da qui”, non intendo solo la Francia ma proprio questo mondo!

In alternativa, il midollo può essere anche adagiato su una costata di manzo cotta alla griglia: si sposa a meraviglia con la carne !

Anche questo è un piatto che amo gustare da Les Bacchantes, anche se decisamente la loro cantina lascia a desiderare.

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7 Risposte to “L’os à la moelle o midollo di bue”

  1. annamaria Says:

    Oh mon Dieu,
    non so, con tutto il bene che ti voglio e la fiducia che ho in te e nel tuo formidabile gusto, mi pare un po’ pesantino questo piatto. Quei calicetti che si intravedono sullo sfondo sono il numero di bicchieri di vino necessari alla corretta digestione del french must?
    Non vedo l’ora di provare l’abbinamento.
    Quale compagnia consigli per gustarlo al meglio?

  2. Lucia Says:

    Mia cara Anna,

    ti garantisco che quedsto piatto è molto meno “corposo” di una pasta al ragù o di un brasato al barolo!
    Anche perché le quantità che ti vengono date, sono nettamente in feriori alle nostre porzioni.
    Sii fiduciosa e curiosa…

    Per la compagnia suggerisco un uomo di panza (che spesso è anche di sostanza…)

    🙂

  3. paolo Says:

    Care tutte,
    visto che di midollo si tratta, suggerirei una compagnia adeguata allo spirito primitivo e un po’ impudico dell’alimento (ma con un punto di eccentrico originato dall’utilizzo del fiore di sale).

    Quindi: gruppo di amiche single di ritorno tipo “sex and the city”, oppure l’effetto blanda trasgressione da reminiscenza rischio BSE potrebbe diventare il pretesto per incontri più audaci … 🙂

  4. Lucia Says:

    Caro Paolo,
    personalmente sono perplessa….
    L’os à moelle ha una spetto primitivo, ma un sapore …molto più complesso di quel che l’assaggiatore impavido ma insesperto si aspetterebbe.
    Morbida la consisteza sulla lingua, vaghi sentori di burro uniti a quelli del manzo…
    Il fiore di sale, poi, lungi dall’essere eccentrico, conferisce al tutto un tocco raffinato.
    Quindi direi, per rapportare il tutto all’uomo che consiglierei per gustare la delizia in questione, che costui dovrebbe avere un tot di rudezza accompagnata pero’da una buona dose di raffinatezza.
    Che poi è come dire “omo di panza, omo di sostanza”.

    🙂

  5. annamaria Says:

    Questa sera mi sento molto primitiva e inc…..ta e osservando attentamente l’immagine dei due ossibuchi mi immagino di mangiarli così, con le mani, masticando l’osso con i denti come fosse pane o in alternativa ingoiandoli interi, rosmarino compreso, per dire. Come accompagnatore…chiunque sia in grado di sopportarmi accontentandosi di sgranocchiare i crostini. Uomo di sostanza e di santa pazienza……!

  6. marco Says:

    ieri te l’ho comunicato via sms. il Primo maggio imponeva “fave e pecorino” e così è stato;
    primosale siciliano e fave fresche appena “de-baccellate”.
    Ma l’omo de Panza quale sono non ha resistito al richiamo del grasso animale e si è letteralmente “sparato” un os alla moelle con annesso sale dell’Himalaia e pepe nero macinato di fresco, ed un “rosso dell’Abbazia” della Cantina Serafini Vidotto.
    Chi non prova non può nemmeno provare ad immaginare..

  7. Lucia Says:

    @marco: ho scoperto le fave fresche pochi anni orsono e in italia. Gran cosa…
    “Chi non prova non può nemmeno immaginare”: parole vere e sante. Purtroppo non conosco quel vino ma mi adoperero’ quanto prima per colmare questa imperdonabile lacuna 🙂


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