Parigi – Pantelleria – Cous Cous Fest (seconda parte)

 Lago Venere
Photo by Andrea 1970

Se ne parlava con Viviana e Carlo, una simpatica coppia incontrata ad una degustazione da Alessandro Murana: Pantelleria è un po’ come le bambole russe: quando inizi a scoprirla non finisci più…
E parlo del lago di Venere, o “U Vagnu,” che si trova a due metri sul livello del mare dove sgorgano numerose sorgenti termali ad una temperatura che varia dai 30° ai 50°, ricche di silice e di carbonato di sodio. Sulla sua riva è continuamente depositato del fango che contiene sostanze minerali note per le qualità terapeutiche e cosmetiche. Un’occasione unica di fare dei fanghi in un contesto naturale d’effetto.

Poi c’è la Grotta di Benikulao, detta anche “U vagnu asciuttu”, che si affaccia sulla bellissima valle di Monastero. E’ profonda una decina di metri e vi si sviluppano vapori che ne fanno una vera e propria sauna naturale, utilizzata tutto l’anno.

Il nostro viaggio doveva proseguire alla volta si S. Vito lo Capo ed il suo Cous Cous fest, ma i nubifragi che in quei giorni hanno sconvolto l’isola e parte della Sicilia, ci hanno costretto a restare un giorno in più sull’isola. Anche quando è “arrabbiata” Pantelleria è bellissima: cieli dai colori aranciati e grigi, piogge torrenziali, atmosfere tra il crepuscolare  e l’onirico…

A S. Vito lo Capo, in cui il tempo era di poco migliore, ci ha accolto prepotente ma soave il profumo dei gelsomini che si spande tra vie e viuzze ed inebria i visitatori attòniti…

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il Cous Cous Fest, è un evento organizzato dal Comune di S. Vito lo Capo. La manifestazione vuole riunire popoli e nazioni all’insegna di un piatto:  il cous cous interpretato in mille modi. Io che fino ad allora conoscevo solo quello marocchino e tunisino, sono rimasta estasiata da quello trapanese in cui, ricordiamolo, vengono aggiunti cannella e mandorle. Notevolissimo quello al finocchietto e sarde, oppure allo spada, melanzane e menta. Ma ottimo anche quello della Guinea con carni miste, tra cui agnello, datteri  e peperoncino. La semola era morbida, ben condita, perfettamente sgranata ed il sughetto di carne, squisito.

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La nota dolente di quest’anno: una strana concezione del rispetto del pubblico. Mi spiego: solitamente il Cous Cous Fest prevede una giuria di addetti ai lavori (…)  incaricata di votare il miglior cous cous fatto da grandi chef. In quest’ultima edizione era previsto di ammettere anche un centinaio di “comuni mortali” che avrebbero rappresentato la giuria popolare. Ebbene, il giorno 25 settembre  questi hanno atteso in coda per più di due ore sotto il  sole… per niente. Infatti, poco prima l’inizio della fatidica finale, i buttafuori di servizio hanno detto ai poveri malcapitati che sarebbero  entrate solo 4 delle 100 persone inizialmente previste. Il sindaco di S.Vito lo Capo, il Sig. Matteo Rizzo improvvisamente apparso ed acclamato dalla folla, si è limitato a parlottare con due o tre persone presenti e… andarsene. Quanto all’organizzatore, si era sapientemente defilato, lasciando la patata bollente ai buttafuori che si sono presi gli strali di una folla giustamente in collera. Tutto questo accadeva mentre ogni tanto, dalla fila, se ne andavano due o tre persone, per varcare qualche minuto più tardi la zona VIP con un bel cartellino “Guest” appeso al collo. Clientelismo? Ammanicati? A detta anche di qualche siciliano presente, pare di sì…
Una signora con forte accento siciliano ha interpellato il responsabile (fantasma, ripeto) in questo modo: “E’ anche da queste piccole cose che inizia la rinascita di una paese. Come possiamo pretendere di combattere la mafia se in già in questi frangenti ci riveliamo così carenti? “

Mi chiedo: è possibile riempirsi la bocca  di “Fate il cous cous e non la guerra” , utilizzare questa frase come slogan del festival,  fare della fratellanza tra i popoli il leit motiv di una manifestazione che negli accenti si vuole popolare, per poi trattare così  il famoso “uomo della strada” detto anche con grande eleganza dal critico presente in piazza la sera della premiazione “casalinga di Voghera”? No, non si può. Soprattutto quando il festival in questione attira persone da tutta Italia che si sono spostate appositamente  per l’evento riempendo alberghi, appartamenti in affitto e ristoranti.
Noi appassionati e che operiamo nel settore, confidiamo fiduciosi nell’edizione 2010 del cous cous fest che speriamo immune da queste antipaticissime pecche.
Anche per non passare qui all’estero per i soliti cialtroni.

NB Tutte le foto di questo articolo, salvo se  diversamente menzionato, sono by Lucia Pantaleoni

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6 Risposte to “Parigi – Pantelleria – Cous Cous Fest (seconda parte)”

  1. alem Says:

    eccomi qui per il seguito.
    Le tempeste di pantelleria, sono i miei momenti del cuore, pieni di ricordi di mio nonno che mi portava sul molo a guardare le onde.
    buona giornata!

  2. Lucia Says:

    @alem: Buona giornata a te !

  3. Kja Says:

    Mi sono letta tutto di un fiato i tuoi resoconti su Pantelleria, mi hai fatto venire voglia di andarci il prima possibile. Mi sembra incantevole. Complimenti sinceri per le foto, sono stupende ed evocative.
    Peccato per l’incidente organizzativo al cus cus festival invece 😦

  4. Lucia Says:

    @kya: uh che bei complimenti! Grazie mille 😉

  5. viviana e carlo Says:

    Ciao cara lucia, finalmente oggi sono riuscita a visitare il tuo sito…non ho avuto internet per un po’…abbiamo appena cambiato casa!!!!
    Ho avuto un brivido vedendo che ti sei ricordata di noi…abbiamo parlato di voi proprio ieri sera…il vostro incontro a Pantelleria è stato un po’ magico e ci è rimasto nel cuore…come tutta l’isola del resto…
    a presto… e complimenti per il tuo blog che ci dara’ notevoli e interessanti spunti non solo in cucina!
    p.s. anche noi abbiamo trovato delizioso il libro dei sapori di Pantelleria!!!
    un abbraccio carlo e viviana

  6. Lucia Says:

    @viviana e carlo: che piacere leggervi! 🙂

    hai ragione: magica anche l’isola


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