Blind test o quando il senso del gusto è al suo parossismo


P
hoto by Lucia Pantaleoni

Era da molto tempo che ci pensavo: una degustazione ad occhi bendati per vedere non solo quali profumi e sapori io sia veramente capace di riconoscere, ma anche quale sia la percezione del gusto stesso in assenza della vista. Un ristorante qui a Parigi aveva avuto l’idea anni orsono: anche allo scopo di avvicinare la gente al mondo dei non vedenti propone una cena intera al buio. L’idea è ottima, ma mangiare in un ristorante quel che non vedo nel piatto, mi è sempre parso piuttosto arrischiato….Ecco allora che il blind test che mi è stato fatto a casa, ad opera di una persona fidatissima, s’intende, mi ha permesso di accedere a sensazioni di cui non sospettavo nemmeno l’esistenza in materia di cibo. Sono stata fatta sedere ad un tavolo, opportunamente bendata e in compagnia di Champagne e poi un Meursault (forse il mio bianco preferito in assoluto),  è iniziata la degustazione. Sushi di tonno e poi di salmone, maki particolari alla menta e un foglio di pasta di riso al posto del classico Nori (eccezionale) per iniziare; si è poi proseguito con ostriche belon (una vera delizia!) gamberoni lessi, lumache di mare; quindi capesante al fior di sale di Guérande al tartufo, accompagnate da insalata belga con mele e noci. Per finire frutta fresca (ananas, papaia) e cioccolatini speziati. Ho riconosciuto praticamente tutto.
La scaletta secondo la quale mi sono state proposte le varie pietanze, le dosi (erano assaggi) sono stati tra i valori aggiunti di questa esperienza gustativa fuori dal comune.
Non mi ero mai resa conto di quanto la vista, se da un lato partecipi al piacere della tavola, in realtà rubi molto al gusto. Degustare alla cieca permette di percepire i sapori al 1000% al punto che, in un primo tempo, se le pietanze sono ottime (come è stato nel mio caso),  il fatto di avere la vista inibita diviene quasi destabilizzante. Un po’ come vedere un quadro “troppo” bello, ascoltare una musica straodinariamente melodiosa… Insomma è come avvicinarsi all’essenza del sapore di un piatto, o meglio ancora, al suo archetipo.
Pochissime le parole scambiate tra me ed il mio commensale (che mi imboccava e nel contempo doveva nutrirsi!), solo quelle necessarie per verificare se avessi identificato le pietanze proposte. Anche questo aspetto non è da sottovalutare, ovvero l’importanza del silenzio o al massimo di una musica a volume molto basso che non interferisca, ma sia al contrario propedeutica alla degustazione e riconoscimento dei vari elementi di cui si compone il piatto.
Al contario, quando alla fine del pasto mi sono tolta la benda, ho avuto una sensazione complessiva di “troppo”: il fatto di vedere la bella tovaglia, le stoviglie, mi sono parsi elementi ampiamente “inquinanti” e sovrabbondanti rispetto alle sensazioni “altre” e perfette date dall’assenza della vista.

E’ un esperimento questo che vi consiglio: non credo sia facile farlo in più di due persone, oppure occorrerebbe una sorte di “maître” che sovraintenda al banchetto e si occupi di imboccare le persone nel più assoluto silenzio (anche per evitare che i convivi si influenzino tra di loro).

Quanto a me me ne sono uscita  avendo la sensazione di aver scoperto una nuova dimensione. To be continued…;-)

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4 Risposte to “Blind test o quando il senso del gusto è al suo parossismo”

  1. marco Says:

    …. attendiamo il seguito…:-)

  2. Lucia Says:

    @marco: oddio ora ho l’ansia da prestazione… 😀

  3. francescabianca Says:

    è da quando avevo letto questo post che volevo farlo e finalmente l’ho fatto. ed è stato un successo!

  4. Lucia Says:

    @francesca: felice di saperlo!!


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