Barcellona: una città a misura d’uomo

La frase mi è venuta spontanea camminando in un’assolatissima Barcellona. Già, ma cosa significa una città misura d’uomo nel 2010?
La risposta è sotto i nostro occhi: enorme spazio riservato ai pedoni, proprio al centro della strada e costeggiato da palme lussureggianti: a destra e sinistra larghe strade in cui circolano le automobili…

Una città a misura d’uomo: il pedone non è un’ appendice ingombrante ed insignificante, ma parte integrante del paesaggio urbano. Anche il metrò illustra bene questa realtà: spazioso, pulito, pratico da utilizzare. Dallo schermo tattile grazie al quale l’acquisto dei biglietti è intuitivo, ai luminosi e vasti corridoi.

Modernità: la si respira anche nella moda ed in particolare nel modo in cui sono allestiti i negozi:  tutti con grande gusto e attenzione ai particolari, non solo per quanto riguarda l’accostamenti di colori e modelli, ma anche nella scelta della musica, spesso lounge quando non c’è la presenza di un DJ. Nulla di assordante o isterico, sia chiaro: sempre “in ritmo” con lo stile del negozio e con l’aria che si respira in questa straordinaria città. Tra gli altri, meriti una visita il negozio della Guru, molto trendy e con  un DJ davvero bravo e  quelli, numerosi, della marca Desigual dai colori vivaci e dai modelli incredibilmente originali.

La tradizione, quanto a lei, è presente in ogni vicolo della capitale catalana, in ogni piazzetta della deliziosa Barceloneta con i suoi  tapas-bar e nella lingua, il catalano di cui i suoi abitanti sono particolarmente  fieri.
Un’anziana signora sedurta su una panchina a due passi dal monumeto della Sagrada Familia di Gaudì mi invita a sedermi. “Mio padre era maestro di catalano. Fu costretto a cambiare lavoro. Franco, pace all’anima sua, era un uomo decisamente cattivo”. E continua: “Il catalano lo avevamo sempre parlato è la nostra lingua, capisce? ”  Già, capisco…d’un tratto capisco l’orgoglio di questo popolo per la propria lingua.

La vita pulsa a Barcellona. Con i suoi  1.600.000 di abitanti  e un ‘economia fiorente (la Catalogna produce 1/5 della ricchezza nazionale), la città ha un’atmosfera frizzante e dinamica. Nulla di frenetico o isterico,  ma elegante, come lo swing di Ella Fitzgerald.

Per chi ama  la fiesta da alternare però con attimi di calma, la zona migliore per soggiornare è il quartiere dell’ Exaimple, zona centralissima e tranquilla da cui ci sposta a piedi, in metro’ oppure in bicicletta,  in un batter d’occhio.
In realtà, per chi ama camminare, Barcellona è la città ideale: lungo la Rambla, in cui attualmente c’è un’interessantissima mostra fotografica, potete sempre assistere a spettacoli di artisti straformisti, di un’incredibile creatività (ma preferite altre zone per mangiare, questa è decisamente troppo turisica).

Ci sono molti luoghi ottimi per un aperitivo o un dopocena: in particolare mi ha colpito Premier, Provença 236. Si tratta di un bar lounge molto intimo, a due piani: al piano terra potete sedervi al banco oppure ai tavolini; al secondo piano,  comodi triclivi formato king size oppure puff,  vi attendono per sorseggiare in santa pace una caipirinha come raramente ho avuto occasione di gustare. Unico neo: viene servito poco o nulla  per accompagnare i drink…

Se invece l’aperitivo lo volete prenderelo davanti al mare, Opimu Mar, Paséo Maritilo 34 è l’indirizzo che fa per voi: qui potrete anche pranzare cenare e ballare, ma attenzione: per la discoteca (bellissima ed estremamente ampia)  meglio non presentarsi prima delle 3 del mattino!
Alla Cerveceria Catalana, Carrer de Mallorca 236 (map) troverete le tapas che fanno per voi, la scelta è davvero grande. Il luogo è preso d’assalto da autoctoni e stranieri. E’ aperto tutti i giorni dalle 12.00 all’ 1.30.

Tenete gli occhi spalancati quando girate per Barcellona: le facciate degli stabili sono di una bellezza stupefacente, moltissimi di stile Modernista. Continua

12 Risposte to “Barcellona: una città a misura d’uomo”

  1. Elisa Says:

    Una città a misura d’uomo… proprio quello che Roma non è e che mi pesa moltissimo.
    Sono stata a Barcellona da piccola e ricordo ancora distintamente la Rambla con tutti i vari artisti e personaggi mascherati!

  2. ckurtz0 Says:

    Sono stato a Barcellona l’anno scorso, a maggio. Devo ammettere che la città non mi ha colpito come altre capitali (Amsterdam, Lisbona per esempio). Non so per quale motivo in particolare: probabilmente è una questione di “pelle”, come dite voi giovani.

    Ho apprezzato tuttavia lo spazio per i pedoni, le strade chiuse al traffico e le piazze. Mi piaceva il fatto di poter passeggiare senza sentire il rumore di uno scooter truccato, il clacson di un autobus o di una qualsiasi macchina.

    C’è da dire pero’ che venendo da Parigi, la ville voiture per eccellenza, dove è quasi impossibile trovare una strada chiusa al traffico, è facile trovare le altre città amiche dei pedoni.

    Non capisco questa avversione di Parigi per la chiusura al traffico: anche strade piccolissime, dove si è soliti passeggiare, come Rue Saint André des Arts, o le piccole strade del Marais, sono sempre aperte alla circolazione.

    Kurtz ipercritico.

  3. Luca Says:

    Paragonare Roma a Barcellona che sacrilegio!!!Il confronto non regge ,nemmeno nella cucina !E poi chissa’ per quale motivo chi va all’estero vede solo’ bellezze’ .Recita bene il detto ‘l’erba del vicino sembra sempre piu’ verde’,io ho visto sporcizia,citta’ vecchia degradata,bolgia sulla rambla di esseri umani ,addirittura in alcuni vicoli ,c’erano esposti dei lenzuoli con sopra scritto di non fare pipi’ o simili lungo le strade.De Gustibus..

  4. shayma Says:

    one of my fave cities in the whole world.

  5. Stefania Says:

    Sono stata a Barcellona l’anno scorso e ci sono tornata, felicemente, anche quest’anno e se mi dicessero di trasferirmi lì, non ci penserei due volte. Io la amo e ogni volta che ci vado mi piace sempre di più, perché è davvero a misura d’uomo!!!

  6. Lucia Says:

    @Elisa: non vorrei dire una castronoeria ma cred che Barcellona sia più piccola di Roma. Insomma: è più acile fare una città a misura d’uomo quando questa è di piccole o medie dimensioni… A me a roma ha colpito una certa “chatteria”(leggi sporcizia) e poca cura di tutto cio” ce è pubblico. Come quasi in tutta italia, insomma, ahimé…Pero’, come dire… roma è roma!🙂
    @Kurtz: mi piace la tua ipercriticità, che poi invece trovo solo critica intelligente. Per quanto riguarda parigi: credo che qui ci sia una lobby degli automobilisti… gigantesca! sono perfettamente d’accordo con te nella “pessima) gestione del traffico in questa città. anche se riconoco che con questo sindaco sono stati fatti passi da gigante. ma è ancora troppo poco, davvero troppo poco. ci si sente sempre “in più” quando ci si muove come pedoni qui a parigi… Ciao!
    @luca che strano: io non ho affatto visto sporcizia nè citta degradata, eccezion fatta per certi quartieri cosiddetti “popolari”. Né più nè meno che in altre città europee (certamente meno che in alcune grandi città italiane, come roma o milano, dove ahimé si vedono cumuli di spazzatura diseminati dove la gente… vive!) . Comunque de gustibus, appunto🙂
    @shyma: i feel the same🙂
    @Stefania: guarda io ho pensato che dovessi tornare indietro di 20 anni… beh andrei a vivere li e non qui.🙂

  7. silvia Says:

    Accidenti, Lucia! Complimenti per come hai sintetizzato, cogliendo l’essenza, il cuore, di questa splendida città.
    La prossima volta, ci andiamo insieme! Besos!

  8. Kurtz Says:

    Ciao Radicchia,

    il problema alla base è che siamo troppi tra Parigi e periferia: popolazione troppo densa, e le strutture non sono proporzionate. Quindi strade, mezzi di trasporto (non tanto a Parigi città quanto i collegamenti periferia – periferia, che ti costringono spesso a passare da Parigi visto che la rete dei trasporti è radiale), strutture sportive, mostre…Tutto iperaffollato, tutto richiede delle code infinite.

    Sulla questione del traffico e delle strade pedonali, ho letto un interessante post a proposito della proposta del sindaco di Parigi di chiudere una parte dei quai della Senna per restituirla ai pedoni. Ecco il link:
    http://www.megalopolismag.com/la-honte/

    In effetti quando si pensa a Parigi, bisogna pensare anche alle ripercussioni sulla periferia.

    Fammi sapere cosa ne pensi.
    Ciao.

  9. Lucia Says:

    @Silvia: mi pare un’eccellente idea!🙂
    @Kurtz: hai centrato il problema: siamo troppi (e sempre di più, direi). un amico new yorkese; anni fa, mi diceva che nemmeno nella grande mela c’è cosi’ tanta gente che cammina per strada all’ora di punta. Non so tu ma a me finisce per mancare il respiro in certi quartieri e penso intensamente a spazi sconfinati, per esempio… il deserto🙂
    Il progetto del nostro sindaco (e personalmete sono onoratissima di avere QUESTO sindaco😉 mi pare ottimo. I quai, dal mio punto di vista, sono per definizione un luogo da restituire ai pedoni. Basti solo pensare all’atmosfera quasi bucolica (beh non esageriamo!) che vi regna la domenica quando vengono occupati da gente con i pattini, in bicicletta, in skate board.
    Ma, herr kurtz, il tutto sarà fattibile? Ovvero le varie lobby nonché i due o tre “politicanti” (eh si, anche qui ci sono) non cercheranno di “ridimensionare” il progetto fino a privarlo della sua sostanza? Non, so se ricordi, ma all’epoca del parisvelib, la sindaco del 17 arrondissemente deputata UMP (…), non aveva trovato critica migliore da muovere al progetto che questa: le bici sono grigie, di notte non si sarebbero viste, quindi esse costituivano un pericolo per gli automobilisti ed i ciclisti. quando si dice non avere argomenti…Per fortuna ci fu solo qualcuno che le rise dietro ed ora abbiamo il nostro velib.

    Per quanto riguarda il problema dela periferia è vero quanto dici. Per esempio, se abitassi in periferia, non me la sentirei di spostarmi in metro i fine settimana per raggiungere la capitale: primo perché dovrei terminare le mie serate troppo presto (poi i metro’ chiudono) , secondo perché non mi sentirei sicura. A quel punto credo che non uscirei nemmeno i fine settimana.
    Siamo troppi, tutti concentrati qui. A questo punto entra i gioco un altro discorso: quello della “decentralizzazione” , tema secondo me, strettamente connesso a questo ma che richiederebbe ampio approfondimento.
    Au plaisir, Herr Kurtz🙂

  10. Kurtz Says:

    Ciao Lucia,

    Sono d’accordo con te sul fatto che i quai sono uno spazio che andrebbe restituito ai pedoni, pero’…cosa sarà del périphérique una volta i quai chiusi? Già ora il périph è un inferno a qualsiasi ora del giorno, figuriamoci una volta i quai chiusi.

    Ripeto, sono il primo a cui piacerebbe dare una dimensione più umana a Parigi, pero’ l’idea di Delanoe, ottima per quanto riguarda la città di Parigi, mi sembra che peggiorerà le cose in periferia.

    Ciao.

  11. Lucia Says:

    @Kurtz: non hai torto… che facciamo della periferia? Mi pare strano che il nostro non abbia previsto un’alternativa…


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