Ristoranti a Parigi: da Severo ( e la Cavalcata delle Valchirie…)

Photo by Lucia Pantaleoni

Ci voleva proprio che ritrovassi Viviana. Anzi, che lei mi ritrovasse, grazie a questo blog, dopo dieci anni.
Viviana è una ex collega, una persona che ha segnato i miei primi passi nel mondo del web. Con lei ci siamo fatte risate fino alle lacrime, anche mentre cercava di spiegare alla sottoscritta cosa fosse un jpeg o come si trasforma una foto utilizzando Fireworks, il cugino sfortunato di Photoshop. L’ufficio in Avenue de Iena deve ancora risuonare delle nostre risate, ora fragorose ora appena soffocate, davanti a qualche collega francese tra il divertito e l’attònito per tanta esuberanza tutta italiana..
L’occasione era speciale e dopo una breve riflessione le ho detto: “Ti porto da Severo”…
Malgrado il nome, il ristorante non ha nulla di italiano.
Siete amanti della carne rossa e di alcuni salumi di livello francesi?
E allora, previa prenotazione, fiondatevi da Severo se vi trovate nei pressi di Montparnasse. Il ristorante è piuttosto piccolo (i tavolini troppo, troppo vicini gli uni agli altri, difettaccio parigino) e frequentato da molti habitués, ma anche da tanti stranieri.
Il menù è scritto su una grande lavagna: piedino di maiale disossato e servito con rucola, del delizioso salame, andouille de Guéméné, costate maiale o di manzo, bisteccone di filetto o di controfiletto alla griglia, medaglioni di vitello e purea: il menù è sobrio e diretto, (non c’è bisogno di nomi altisonanti quando c’è il savoir faire e la materia prima è ottima). E poi questo è uno stile che rispecchia bene l’indole de patron, Willie Bernet uomo discreto e senza fronzoli, gli occhi di un azzurro profondo. Mette quasi soggezione.
“Che cosa gradisce, signora?” chiede con uno sguardo che non ammette appello. Il tono è gentile, ma fermo di chi conosce perfettamente il suo mestiere e ha molto clienti che aspettano.
 Qualche consiglio, un breve scambio sul menù: non è tempo di ciance.
Lancio un’occhiata triste-languida alla lista di Côte du Rhône (uno dei miei rossi preferiti), penso alla Turca dell masion Guigal. Sospiro…No, no se puede o magari, chissà, se vinco al lotto…
Decidiamo per un buon Vacqueyras: un Château des Tours 2004 Reserve di Emmanuel Reyanuad. Si apre poco a poco disvelando splendidi sentori di spezie. E’ corposo ma non troppo, giustamente speziato, perfetto con la carne rossa: oh quanto mi piace lo Shiraz…
La costata per due arriva accomodata in porzioni, cotta come avevo chiesto, con un meraviglioso grassetto che pare farmi l’occhiolino e che sparge da un bel po’ il suo profumo in tutto il ristorante. E poi…  l’osso! Il signor Bernet mi ha dato l’osso…! Sono commossa: vorrei balzare dalla sedia, buttargli le braccia al collo e dirgli: Sig Bernet! Come ha fatto a sapere che io adoro l’osso e  il grasso magro? Eh? Mi dica! Quasi quasi… la invito a cena, Sig Bernet, sì…! Anzi guardi: si sieda con noi al tavolo. Cameriere! Cameriere…un’altra bottiglia di Vacqueyras, per favore e…Sig Bernet, mi dica, cosa desidera? Anche lei una costata? Sì, ecco, intanto condividiamo quella che ci ha preparato. E mi parli di lei…
Contengo il mio entusiasmo e mi getto nuovamente a capofitto nella degustazione di questa  carne eccellente. Il Sig. Bernet, comunque, deve aver percepito il mio tramestio interiore, perché passando vicino al nostro tavolo lancia un  “…allora com’è?”
“Un sogno!”, rispondo con slancio che riesco appena a controllare. E lì, il suo viso si illumina, lo sguardo diviene più chiaro e appare un bel sorriso. (E’ che tutti, ma proprio tutti hanno un punto debole. Saperlo trovare, talora, 
è una vera e propria impresa ma vuoi mettere la soddisfazione…?)
E’ un’altra persona Willie, quando sorride. In realtà, è un gran timido. D’un tratto, noto anche la sua bella pancia da perfetto godereccio.

Viviana è una donna cui, fortunatamente, piace il buon vino. Ma tra una chiacchiera e l’altra, finita la costata, ne resta ancora un po’ nella bottiglia.
“Viviana, il formaggio! Il formaggio qui è unico. Che dici, ne prendiamo una porzione?”
“Be’, direi di sì, rimane ancora un bicchiere di vino”, risponde ridendo.
Ci arriva un Saint Nectaire di latte vaccino crudo, come raramente ho avuto modo di assaggiare. Sa di fieno, di cantina, di latte quello buono, che andavo da prendere da piccola dal contadino, durante il soggiorno estivo nella casa di campagna. Che profumi..!

Dico al Sig. Bernet a fine serata: “Senta, ce le facciamo quattro chiacchiere io e lei uno di questi giorni? Mi dica a che ora posso venire senza disturbarla… Mi racconterà un po’ di lei, del suo mestiere”. Acconsente divertito. Deve prendermi per una pazza (e forse non ha torto…)
Si è fatto tardi: Viviana ed io usciamo dal locale vagamente euforiche (il Vaqueyras ha fatto il suo bell’effetto). Che serata, che vino, che carne…!

Severo
8 Rue Plantes*
75014 Paris
01 40 44 73 09
M° Denfert Rochereau
Chiuso sabato e domenica
Prezzo: 40/50€ a testa vini esclusi
*NB C’è anche un Severo bis, al numero 16 della rue des Plantes: il patron è lo stesso, la cucina un po’ diversa ma ugualmente ottima, pare. Comunque non l’ho ancora testato!

4 Risposte to “Ristoranti a Parigi: da Severo ( e la Cavalcata delle Valchirie…)”

  1. Gianna Says:

    Lucia, sorbole! Fai venire l’acquolina in bocca!

  2. Dario Says:

    …Non è che sia l’inizio di un “love affair” tra te e questo Sig Bernet?😀

  3. Viviana Says:

    Resoconto impeccabile!! Ho riassaporato la carne che fondeva in bocca, vino, formaggio… fantastico!!
    Lucia, a presto per testare un altro dei ristoranti da raccontare poi sul blog😉

  4. Lucia Says:

    @Gianna: è quello che sparavo…!😉
    @Dario: più che di un “love affair” potrebbe trattarsi di un “cooking affair”🙂 ps Indiscreto!
    @Viviana: Grazie!!! Allora mi sa che ti nomino come mia ufficiale compagna di merende parigine😀


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