Petto d’anatra con prugne farcite al foie gras

Photo by Morning

Questo post dovrebbe intitolarsi “La caduta”. Non degli dei, né di stile ma di Radicchio.
Un passo forse troppo affrettato, ha fatto mettere il piede della sottoscritta in fallo: o meglio, non ha visto la fine di un marciapiede bello alto e italiano. La caviglia ha fatto “scrack- scrack” (sì due volte, a sinistra e poi a destra) provocando alla proprietaria un dolore bestiale che le ha tolto per qualche lungo istante la parola e quindi la capacità di spiegare a chi la soccorreva cosa fosse accaduto.
Il seguito potete immaginarlo: pronto soccorso, tutore, immobilizzazione. Poi, con fatica e dopo qualche giorno, ha preso l’aereo per rientrare (ottimi i servizi di assistenza aeroportuali).
L’ortopedico francese, che chiameremo il dottor Burberon, appena la vede, sentenzia: “Se continua così ne avrà per sei mesi”. Il morale di Radicchio va  a -50 (era già a – 30) ma  ascolta attentamente quanto le viene detto. Nella fattispecie l’incredibile frase: “Si alzi e appoggi quel piede per terra! Subito!”
“Ma…”
“Ho detto subito! ”
Per un momento Radicchio si sente Lazzaro, seppur il piede mezzo insensibile e mezzo dolorante, e le stampelle.
“Guardi! Vede che ha già perso l’uso del piede?!
“…”
“Allora? E’ più dolore o paura? ” continua il dottor Burberon sostenendo il braccio di Radicchio. “Dolore o paura?”
“…Veramente io…”
“Mi guardi negli occhi e risponda: dolore o paura?”
“Adesso dolore, adesso paura” risponde Radicchio man mano che laboriosamente tenta qualche passo, aggrappata alle stampelle con piglio fantozziano.
“Su! Cammini dritta come un’italiana orgogliosa e bella quale lei è!”
Dritta-italiana-orgogliosa-bella: è già molto se Radicchio si ricorda di essere al mondo. Infatti pensa subito che il dottore stia parlando con la paziente successiva.
Il dottor Burberon invece, le dà una sorta di decalogo da seguire alla lettera per un tempo che Radicchio considera infinito, poi la congeda dicendo: “Ci vediamo tra un mese! “

Ecco spiegatovi perché non c’è la foto del piatto.Quando l’ho testato la prima volta, un po’ di tempo  fa, era andato polverizzato. Volevo confezionarlo nuovamente in questi giorni per immortalarlo, ma per il momento…no se puede.
Si tratta di una scaloppa di petto d’anatra, semplicemente saltata in padella, cui si accompagnano prugne rimaste in ammollo 24 ore nell’armagnac e successivamente farcite con il foie gras. Il metodo che consiste tramite una semplice tecnica nel ridurre il petto in due scaloppe, permette di sorvegliarne meglio la cottura affinché restino rosate.
La ricetta  è di un mitico personaggio del panorama televisivo francese: Maité, vigorosa cuoca dei Paesi Baschi. Durante i primi anni della mia permanenza qui, non ho mai mancato una sola delle sue trasmissioni dove riusciva a compiere le operazioni più “delicate” in cucina (decapitare un’anguilla, dare la sacra unzione ad un’aragosta e via dicendo…), con una fermezza e nonchalance da manuale.

 Petto d’anatra con prugne farcite al foie gras

Per 2 persone:

1 petto d’anatra

12 prugne secche

15 cl di Armagnac

100 g di foie gras tagliato a cubetti

1 cucchiaio colmo di panna da cucina

1 cucchiaio di gelatina di vino rosso

Snocciolate  le prugne e mettetele a mollo per una notte nell’armagnac.
Sgocciolatele bene conservando a parte la marinata e farcitele con il foie gras a dadini.
Tagliate un petto d’anatra in due nel senso della lunghezza. Tagliatelo nuovamente  longitudinalmente e apritelo a libro: dovrete ottenere due scaloppe.
In una padella antiaderente fate cuocere su un filo d’olio molto caldo le due scaloppe di petto d’anatra con sale e pepe, 2 minuti per lato. Rimarranno all’interno rosate.
Trasferite la marinata in una casseruola, ponetela sul gas e quando è ormai calda fiammeggiatela.
Ponete le prugne farcite in una casseruola antiadesiva già calda, unite la marinata, un pizzico di sale, pepe, la gelatina di vino rosso, quindi la panna.
Fate ridurre  il tutto per qualche istante.
Servite il petto d’anatra accompagnato dalle prugne al foie gras e dal loro gustoso sughetto.

8 Risposte to “Petto d’anatra con prugne farcite al foie gras”

  1. lafranci Says:

    che attentato pazzesco al mio intento detox 2012………. ma lo farò, eccome se lo farò!
    grazie per i sempre succulenti spunti
    franci

  2. Lucia Says:

    @lafranci: grazie a te perché li apprezzi! (tutta settimana detox. Poi sabato… bagordi🙂

  3. Fra Says:

    Ottima ricetta, da provare, ma avrei una domanda: al petto d’anatra la lascio o no la pelle?
    Grazie

  4. Lucia Says:

    @Fra: rigorosamente lasciare la pelle ed il grasso, fondamentali perché la carne non si secchi cuocendo. Li toglierei alla bisogna una volta cotti (io li adoro, per me sono parte integrante del piatto, ma ognuno i suoi gusti) Sappimi dire anche se NON ti è piaciuta, grazie!

  5. ilgamberorusso Says:

    Il Gambero romano dispiaciuto per l’immobilismo del Radicchio parigino, prende una posizione e dichiara
    di intensificare lo sperimentalismo culinario, nella speranza di intrattenere così, si spera piacevolmente, la convalescenza della sua amica di fornello e di penna!!;-) farei volentieri la ‘fila’ davanti ad uno dei tuoi piatti, ormai lo so!😉

  6. Lucia Says:

    @ahahhahah!! gambero, ti ringrazio. leggero’ con grande piacere le tue avventure culinarie che, ne sono certa, saranno di qualità. Grazie mille per l’appoggio e vedi mai che un giorno non si faccia un “atelier cultural-culinario” per scambiarci le reciproche eseperienze;🙂

  7. fabio Says:

    Anatra del Sud-Ouest o germano reale delle paludi lagunari venete, cacciate, amate e celebrate dal “nostro” Ernest” Hemingway… Si tratta d’una altra ricetta super azzeccata impartita da una Lucia stoicamente apollaiiata sud’una cianca sola!! Alla Cecco Angelieri!!!
    Solo la foto mi fa morir dalla voglia d’onto d’anara…
    Buona convalescenza per un celere riprestino delle “facoltà ruspanti” !!!!

  8. Lucia Says:

    @fabio : S’i fosse fuoco, arderei ‘l mondo;
    s’i fosse vento, lo tempestarei;
    s’i fosse acqua, i’ l’annegherei;
    s’i fosse Dio, mandereil’ en profondo;
    s’i fosse papa, allor serei giocondo,
    ché tutti cristiani imbrigarei;
    s’i fosse ‘mperator, ben lo farei;
    a tutti tagliarei lo capo a tondo.
    S’i fosse morte, andarei a mi’ padre;
    s’i fosse vita, non starei con lui;
    similemente faria da mi’ madre.
    Si fosse Cecco com’i’ sono e fui,
    torrei le donne giovani e leggiadre:
    le zoppe e vecchie lasserei altrui.”
    😀
    la “Lucia appollaiata su una cianca sola ” me fa morir!!!😀
    Ho almeno un paio di ricette di ‘oca in onto”,mai provate ma sublimi secondo me!!
    Grazie dei tuoi auguri e del sostegno morale!!


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