Una costata più che epocale

Photo by Lucia Pantaleoni

 

Capita che Radicchio stanca ed eccitata ad un tempo dall’effervescenza del Sial (il salone internazionale dell’alimentazione) che parla mille lingue diverse, stia ciondolando tra un appuntamento e l’altro e annusi come un cane da tartufo gli effluvi che provengono dai diversi stand. L’occhio iniettato di sangue come un lupo mannaro prima di sferrare l’attacco, osserva le prelibatezze esposte.
Capita poi che sia fulminata sulla via di Damasco da una vetrina di carne che non aveva visto nemmeno nei suoi sogni più arditi: rosso carminio  con un strato di grasso da far impallidire anche il gourmet più spregiudicato. Alla mente di Radicchio si affaccia questo pezzo di Lee Hooker


Capita che Radicchio fissi tale carne ammaliata, soggiogata, rapita, prossima allo svenimento. La mascella ha un tracollo immediato, l’occhio si annebbia mentre la tapina balbetta alla ragazza che sta al di là del banco ( che poi scoprirà essere l’International Sales Manager del’azienda Txogitxu che distribuisce per l’appunto  questa meraviglia ) “Io voglio quella carne. E’ quella che voglio, mi dica per favore dove posso trovarla qui a Parigi?”
Capita che inizi così uno scambio tra le due e dopo un po’ Cristina chieda a Radicchio: “E’ libera domani a cena?”
“Oh che sì!” risponde quest’ultima sull’orlo del  collasso.

Radicchio si reca all’appuntamento non sapendo quasi nulla della serata: certo, il ristorante (lo Chamarré) è conosciuto. Camminando per le vie di Montmartre immagina la consistenza del grasso, la morbidezza e i profumi che quest’ultimo avrà “ceduto”  alla carne.
La tavola è apparecchiata per nove, la lingua comune l’inglese: tra gli altri,  uno chef americano che presta servizio in un castello francese e che è innamorato e entusiasta dell’Europa, un  giornalista e un uomo d’affari, entrambi greci.
La cena inizia con tempura di gamberi, tartare di tonno , ostrica….il tutto innaffiato da champagne. Il tempo scivola lieve, le conversazioni si infittiscono.
E poi arrivano 3 enormi costate. Quelle che Radicchio ha visto il giorno prima in vetrina.
A quel punto la realtà supera qualsivoglia aspettativa: il grasso ha contribuito a mantenere morbida una carne che è già un burro di suo. E all’assaggio appare leggero, quasi serico, mentre si scioglie non appena viene appoggiato sulla lingua. La carne, quanto a lei, ha una sottile, lunga persistenza gustativa. E crea dipendenza immediata.
“Vedi? “ mi dice Jeff – lo chef americano – di questo grasso puoi mangiarne quanto vuoi, senti come è leggero?
Alle nostre reciproche arterie l’ardua sentenza– pensa Radicchio, che comunque non si fa pregare due volte (nemmeno una, a dire il vero) e sceglie dal vassoio quelle fette che contengono più grasso-magro.
“Allora com’è? “ chiede Imanol, il patron dell’ azienda, che sta seduto proprio di fronte a lei.
A Radicchio manca la favella. Preda di un emozione incontenibile ma di cui per ovvie ragioni non può farne trapelare nemmeno i contorni, si limita a guardare Imanol e dire in un soffio “Splendida”.
Txuleton (si legge “ciuletone”). E’ così che viene chiamata la costata nei Paesi Baschi, ma non una qualunque: quella che si mangia tra amici, grigliata, fatta a fette su un piatto comune e accompagnata dalla bevanda nazionale il “txotx” oppure dal sidro, alla spina.
L’azienda Txuleton seleziona  bestie vecchie di grande qualità, con una buona infiltrazione di grasso, in modo da garantire l’eccellenza in tutti i tagli.
Ed il risultato è lì, sotto i nostri occhi: a memoria di Radicchio, carnivora impenitente, non si è mai vista una carne del genere.  In attesa che numerosi macellai parigini ( e italiani!) adottino questa prelibatezza, non le resterà che tornare al Chamarré. Oppure, andare a trovare Imanol e Cristina da Txogitxu,Paesi Baschi!

Per informazioni: http://www.txogitxu.com

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7 Risposte to “Una costata più che epocale”

  1. giuseppina Says:

    Wow, é cosi difficile trovare buona carne ( pure qui in Francia si si) Il tuo racconto mi fa venir voglia di prendere l’auto e partire au Pays Basque de suite !! Io pure carnivora impenitente . Il massimo sarebbe poterla accompagnare con un ottimo radicchio tardivo alla brace pure lui ,per non farsi mancare nulla . Conservo preziosamente l’indirizzo ! Grazie

  2. carola Says:

    prendo subito appunti, Parigi ormai è vicina!

  3. Lucia Pantaleoni Says:

    @goiseppina: sai il detto francese “parigi vale una messa? “beh, questa carne ne vale 1 e mezza!
    @Carola: bene ! 🙂

  4. Lucia Pantaleoni Says:

    @giusepina: great! 🙂

  5. Angelina Says:

    pensi sia meglio della costata fiorentina ..la vera costata ,nn quella che mangiano i comuni mortali?

  6. Lucia Pantaleoni Says:

    @Angelina: in tutta onestà sì. Il grasso si fonde con la carne in unicum morbido, giustamente gustoso e per nulla pesante.


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