Cosciotto d’agnello cotto per 7 ore (le gigot de 7 heures)

Photo by Lucia Pantaleoni

Chiamato anche “gigot à la cuillière” per la consistenza burrosa dopo la lunghissima cottura cui è sottoposto, questa è una delle ricette faro della cucina d’oltralpe.
Si tratta di un cosciotto di agnello cotto per sette ore  sul fuoco (ma si può fare anche in forno) che, oltre alla morbidezza finale, avrà una carne  intrisa di tutti i profumi, i succhi e gli aromi di cui l’avrete cosparsa.
Certamente la ricetta va eseguita  in un uggiosissimo fine settimana con la predispisizione d’animo di chi si appresta a fare qualcosa di estremamente piacevole e  che richiede molto tempo.
Nessuno vi obbliga a sedervi col seggiolino accanto al fuoco, giacché il cosciotto non va guardato a vista: dopo la sua preparazione, che richiederà un’oretta, potrete darvi alle vostre attività preferite: lavorare a maglia, invitare un amico a bere un’ombra, iniziare la seconda lezione di taglio e cucito, spolverare la vostra collezione di farfalle, giocare a frececcette o a rimpiattino (non col cosciotto però). L’importante è che di tanto in tanto, andiate a controllare che lui, il cosciotto, stia bene e non manchi di nulla. E soprattutto che avverta il vostro sollecito affetto…
Questo pezzo, My Heart is Jumping dei Bibi Tanga & Selenites, glielo testimonierà.
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Sfogliatine alle mele – Chaussons aux pommes e … Paolo e Francesca

Photo by Lucia Pantaleoni

“Via quella stampella, Radicchio…”
“…”
“Può camminare senza, ormai.”
“E’ che ho un paura di…”
“Ecco, paura! Di che?
“Di cadere di nuovo…”
“Ora lei cammina bene, basta stampelle. Ha avuto una storta con lacerazione dei legamenti. I tessuti si devono ricostruire ma è sulla buona strada, cicatrizza bene. Non si spaventi però se tra tre mesi noterà che le due caviglie non sono ancora identiche.
“Come…? Tra tre mesi le mie caviglie non saranno..?”
“No ci vuole tempo: minimo tre mesi! Ma non se ne accorgerà nessuno, mi creda!”
“Beh, insomma…”
“Non abbia quell’aria distrutta! Guardi che progressi da un mese a questa parte! Lei non si è mai rotta nulla prima di ora, vero?
“No…e devo dire che non mi mancava…”
“Lo sospettavo. Guardi che la sua è una storta di livello 3, mica quella che hanno tutti! Una storta rara, per persone fuori dall’ordinario…”
“Dottore non prenda in giro…”
“Sono serio! Mi tolga quelle rughe dalla fronte su, Radicchio…”
“….E i tacchi? Quando potrò nuovamente indossare le scarpe con i tacchi?”
“Deve fare una sfilata, Radicchio? I tacchi sentirà lei quando sarà il caso di metterli! Continui la rieducazione tre volte alla settimana e cammini, cammini ché circoli sto’ sangue! Ma quando si sente stanca si fermi. Non forzi Radicchio, eh! Fa le scale?”
“No…oppure un piede alla volta”
“Faccia le scale! Le faccia normalmente!  Col tutore non teme nulla! Ah queste italiane…”
“Quando torno per il controllo?”
“Domani a pranzo…?”
“Dottore, su…”
“Dopodomani…?”
“Dottore, siamo seri…”
“Torni tra un mese allora, se proprio non vuole vedermi prima!” Leggi il seguito di questo post »

Piatti tipici francesi: il Cassoulet

Photo by Lucia Pantaleoni

In questi giorni in cui Radicchio è su una cianca sola, come direbbe qualcuno, il cavaliere si occupa dei pasti in modo davvero pregevole. Non che lei ignorasse i suoi talenti: solo aveva scordato questo.
E qui è necessario aprire una parentesi.
La prima volta che costui invitò a cena Radicchio le disse: “Ti porto a mangiare il Cassoulet” (specialità della regione Languedoca-Roussillon a base di salsiccia, fagioli, maiale e confit di anatra).
Radicchio aveva risposto all’invito con entusiasmo e aveva spazzolato in un batter d’occhio la pur non esigua porzione di questa prelibatezza che richiede un robusto appetito.
In seguito, i loro incontri erano avvenuti intorno al salmone affumicato e lo champagne che piacevano (e piacciono!) molto ad entrambi. Radicchio, si recava a casa del cavaliere con una congrua dose di salmone affumicato e lì trovava il cavaliere,  lo champagne ed il pane in cassetta che la aspettavano… Leggi il seguito di questo post »

Li avete amati con me (i top 10 del 2011)

Li avete amati, cliccati e ricliccati ed io ve li servo su un piatto d’argento virtuale: sono le ricette che avete più cercato e letto qui dentro quest’anno. In questo spazio, avete cercato in egual misura le ricette italiane e quelle francesi. All’immagine di Radicchio di Parigi che così sa di aver raggiunto il suo scopo (in totale accordo con le sue preferenze). Ma voi non avete solo cliccato le ricette, furbacchioni! Ma anche la pub di Eau Sauvage di Christian Dior..!

  1. Senza tema di smentita al primissimo posto avete cercato il Cosciotto di capriolo al forno.
    Decisamente lo adorate. Vedrò di farne un allevamento sotto casa, a Montmartre per proporvi anche altre ricette.
    Ex equo col cosciotto di capriolo, avete cliccato la pubblicità di Eau Seauvage, nelle due versioni: questa e questache è l’ultima apparsa sugli schermi francesi. Discolacci…(Purtroppo, per il caro Alain non posso fare come per i caprioli…)
  2. Vi siete interessati molto a come si sceglie un foie gras.  Ma anche alla
  3.  terrina di foie gras e la Tartare di manzo al tartufo e foie gras
  4. Il risotto con la zucca e salsiccia vi ha catturato. E avete ragione: è un piatto goloso, specie con la salsiccia giusta (per me la trevigiana 🙂
  5. Il tortino morbido al cioccolato vi ha intrigato alla follia: quello proposto da me e quello di Hermé. Come darvi torto?
  6. Il midollo   (os à la moëlle) vi ispira e vi capisco. Servito su pane grigliato con pepe macinato di fresco e fior di sale di Guérande  al tartufo (ma anche fior di sale e basta)  vi piace, oh quanto vi piace!
  7. Il petto d’anatra farcito al foie gras vi interpella: QUESTA è la ricetta che adorate
  8. Il manzo alla bourguignonne secondo Loiseau lo avete gradito assai
  9. Vi hanno assai sconfifferato anche questi dolcetti alla farina di mandorle (Financiers)
  10. Il patè di faraona e porcini vi strega.

Lupacchiotti cari, siete i miei preferiti 🙂

Idee menù per il fine settimana

Photo by Lucia Pantaleoni

Oggi c’è il sole. Stamattina alla radio, però, hanno annunciato un drastico abbassamento delle temperature.
Mi sono subito scaraventata fuori dal letto per verificare: ho guardato dalla finestra e lì, appoggiato ad un lampione,  giubbotto di pelle e le braccia incrociate, una slitta al suo fianco, un lupo mi fa l’occhiolino e mi dice: “Hei bambola, salta giù e vieni a prendere un caffè corretto!”
Ho declinato l’invito scandalizzata: Cappuccettona Rossa d’accordo, ma il caffé corretto alle sei e trenta del mattino, no!
Passati i primi attimi di sdegno e sgomento per tali profferte, mi sono chiesta cosa avrebbe potuto, in questo fine settimana, riscaldare cuore e viscere a me e a voi, scoiattoloni d’oltralpe.
Ho pensato allora ad un menù all’uopo… Leggi il seguito di questo post »

Financiers, Dolcetti alla farina di mandorla … e Bach

Photo by Alexia Janny

Ve li avevo promessi, no? E allora non potevano mancare.
Ma qual è il rapporto tra i financiers e Bach? Cliccate sulla foto qui sopra e lo scoprirete. Può darsi anche che vi venga voglia di mettere come sottofondo questa Suite per Violonello mentre eseguirete la ricetta 😉

“Sono una specie di pasta di mandorle, vero?” mi è stato chiesto a chi cercavo di spiegare questo dolcetto francese. “No, non proprio”, rispondevo.
E’ sempre difficile per me trovare similitudini quando devo descrivere specialità così particolari: siano esse italiani o francesi, del resto.
Allora vi dò un’immagine, come ho fatto con la frittura di animelle e carciofi così forse mi spiegherò meglio: assaporare queste delizie è come guardare un mandorlo in fiore in Sicilia… Leggi il seguito di questo post »

Terrina di foie gras

Photo By Lucia Pantaleoni

Sono stati necessari molti anni affinché mi decidessi a confezionare in casa questo piatto. Le ragioni sono  svariate: è da pochissimo tempo che mi interesso per davvero alla cucina di questo paese avendo sempre privilegiato quella italiana in casa, e accontentandomi di gustare quella gallica al ristornate. Poi, i corsi da Ducasse, l’amore per alcuni chef fra i quali Joel Robuchon e per la loro maestria, mi ha indotto naturalmente a studiare alcuni piatti… più da vicino.
Ho trovato una ricetta di Joel Robuchon. Non si tratta di foie gras micuit che prediligo, ma ho preferito non correre alcun rischio ed iniziare con una ricetta semplice. Devo dire che l’esecuzione è stata talmente semplice che mi sono chiesta che senso abbia acquistarlo. Il risultato poi…squisito. Qui a Parigi, il fegato lo si trova anche già privato delle nervature e pronto ad essere ridotto in… terrina. Leggi il seguito di questo post »

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