Workshop di cucina libanese

Photo by Pixels of Green

Conoscete la cucina libanese? Non quella che si definisce genericamente “orientale” , ma proprio la libanese.
A  base di olio di oliva, spezie ed erbe, è deliziosamente profumata, delicata, stuzzicante.

Il giorno 29/05/2012 dalle ore 19.30 a S.Donà di Piave, Venezia, terrò un Workshop di cucina libanese dove imparerete a fare e gusterete piatti nuovi, perfetti anche per l’estate: carni grigliate, insalate leggere e gustose, dolci dai profumi  raffinati e inebrianti. Proposte nuove e diverse da questa terra “dei Fenici e dei cedri”.

Data:  29 Maggio 2012 
Orario: dalle 19.30 alle 23.00
Per informazioni ed iscrizioni: chianina@hotmail.com


Aggiornamento del 21/05/2012: Grazie al vivo interesse che questo argomento ha suscitato in molti di voi, devo comunicarvi che al fine di preservare il clima conviviale e nel contempo “studioso”, sono costretta a chiudere già le iscrizioni.

Due o tre cose sulle Langhe viste a Tulangheroero 2012 (seconda e ultima parte)



Le colline rigogliose delle Langhe sono belle anche con la pioggia, come una bella donna dagli occhi tristi.
Malgrado la nebbiolina che caratterizza i nostri risvegli mattutini, si riesce ad indovinare la natura ricca e quasi voluttuosa delle colline che sotto il sole devono essere spettacolari.
E poi c’è il privilegio di  fare colazione nella pasticceria di Montersino (di cui vi ho dato la ricetta della favolosa crema pasticcera qui ) e di iniziare la giornata in un’ambiente chic e confortevole con cappuccini e brioche che sono una delizia per l’occhio e il palato.
Un incontro è stato molto bello, forse anche perché inatteso: un caffé che ci è stato offerto da Ugo Alciati chef del ristorante stellato Guido a Pollenzo. Si trova nella stessa struttura della famosa università di Studi di Scienze Gastronomiche.
Una foto colpisce subito, nella grande sala del ristorante dall’eleganza sobria e raffinata, dall’allure vagamente newyorkese: una mano.

E’ quella di Lidia, la mamma di Ugo. E’ con lei e la nonna che a soli 9 anni  ha fatto i suoi primi passi in cucina.
Ugo ci accoglie con il sorriso e ci porta in cucina, dove la brigata è già al lavoro. La nonna è stata una delle prime a codificare la ricetta  dei plin. Ma lui, ovviamente, lavora in brigata e venendo dalla pasticceria, si è reso conto come la grammatura degli ingredienti, tutti gli ingredienti, sia fondamentale per una ricetta univoca: 1 Kg di farina per panettoni, molto forte e molto elastica, 400 g di tuorli, 214 o 225 g (a seconda dell’umidità ambiente) di acqua con poca durezza, 18 g di sale, un filo di olio.


Anche la cottura del ripieno è importante. Tutte le carni vengono cotte separatamente:  la cottura del maiale, ad esempio, deve essere di 73°C a cuore,  85°C per  lo stinco di vitello. Successivamente, tutta la carne viene tritata insieme. E’ l’unico piatto che non è mai mancato in 50 anni. La grandezza del plin  è quella di una moneta da un Euro.
Si starebbe ore ad ascoltare Ugo che, malgrado una leggera fatica che gli si legge in volto, parla con la passione, la modestia  e la consapevolezza di alcuni grandi chef. Il tempo vola e abbiamo ancora qualche appuntamento, ma una cosa è certa: presto si tornerà ad assaggiare la cucina di questa maison d’eccezione.

Bella esperienza sensoriale al  Ciau del Tornavento a Treiso: il ristorante, stellato Michelin è molto elegante. Si mangia di fronte ad una vetrata con una vista fantastica sulle colline. E’ lì che scopro per la prima volta la battuta di fassona a coltello, questa volta servita anche con il filetto: sapore pulito e senza sofisticazioni.
Decisamente sublimi le lumache (di Cherasco) su crema di prezzemolo con robiola di capra. Una ricetta che rende onore a un prodotto ineccepibile, esaltato dalla discreta presenza del prezzemolo e in qualche modo ingentilito dalla robiola: piatto notevolissimo. I ravioli con plin alla ricotta di Seinliess, timo serpillo, serviti sul fieno maggengo, invece, a parte il profumo deliziosamente prorompente di quest’ultimo, mi lasciano meno entusisasta: forse la farcia è un po’ sciapa.
La fianziera è uno dei momenti forti di questa cena: grande delicatezza delle frattaglie di primissima qualità.
Abbiamo purtroppo fatto l’impasse sul tanto decantato carrello dei formaggi, poiché quella sera il servizio è stato decisamente  lento.
Notevole anche la piccola pasticceria che accompagna il caffé: le creme sono delicate e la pasta briséé perfetta.
Maurilio Garola, lo chef, si aggira tra i tavoli con classe ed eleganza e si capisce che quella sera ci sono tanti habitué.
Il sommelier è perfetto, ci consiglia molto bene all’aperivo facendoci scoprire Epacrife, spumante metodo classico pas dosé ottenuto da uve nebbiolo in purezza: la bollicina è discreta, vaghi profumi di rosa, al palato si rivela delicato. Inizio aereo, quasi poetico…


Dispiace solo che  la coproprietaria della maison, che ha preso le ordinazioni e che, non si sa perché si è anche occupata del vino, abbia respinto il nostro desidero di consumare al bicchere come previsto dalla carta del ristorante. Ci ha proposto un  barbaresco,  di  ”un’ottima qualità prezzo”  (nessuno di noi aveva manifestato esigenze in questo senso) e che, dice:  ”vedrete, andrà bene con tutto”… Si trattava di un Barbaresco Moccagatta Bric Balin 2003  che, certo, è notevole (anche se andava stappato almeno un’ora prima) ma completamente inadatto al piatto di lumache, ai ravioli alla ricotta e alla finanziera.
Per fortuna il sommelier ha ripreso la mano accostando ai dolci vini decisamente più consoni…
Il giorno seguente,  dopo una magica colazione davanti a quelle stesse vetrate della sera prima, ma bagnate dalla pioggia e che mostrano un cielo  incerto tra luci e ombre,  Maurilio, sempre squisito, ci propone di visitare una cantina con etichette italiane e straniere che fanno sognare. Ci propone un caffé, ma dobbiamo scappare, gli impegno sono molti quel giorno.

E’ chiaro che torneremo nelle Langhe, anche per non mancare un grande appuntamento: quello col tartufo bianco d’Alba.*

*Tutte le foto sono by Lucia Pantaleoni

Due o tre cose sulle Langhe viste a Tulangheroero 2012 (prima parte)

Monastero di Cherasco

Alba, 30 aprile.
“Cavaliere ma secondo te come fanno quelli delle guide..?”
“In che senso Radicchio?”
“Quelli delle guida Michelin, per esempio. I critici gastronomici. Come fanno a non diventare cubici? No, perché io in questi giorni con tutto il ben di dio che ho scoperto nelle Langhe, se Michelin mi affidasse il Piemonte, giro un paio di mesi, dovresti allargare le porte”
“Ma si limitano ad assaggiare, loro…”
Come anticipato qui, Radicchio ha trascorso qualche giorno nelle Langhe a scoprire non solo paesaggi molto suggestivi (malgrado un tempo decisamente autunnale) ma anche ad assaggiare una gastronomia davvero, davvero degna di nota…
Prendete la salsiccia di Bra, per esempio. Salsiccia fresca di vitello che ogni macellaio elabora secondo la propria ricetta mettendo le spezie che più gli aggradano. E si mangia cruda, su crostini di pane.
Radicchio le veniva da cantare, parafrasandola, la canzone di Cappuccetto Rosso “Le salsiccine sono come le ciliegie una tira l’altra e lo sai perché..”Certo, l’ha mangiata anche cotta, nel Mac d’ Bra, che le ha fatto scoprire Elena, la guida che ha portato la piccola comitiva a visitare Pollenzo e Bra. Il Mac d’ Bra (mac significa lento in dialetto) è un panino a base di salsiccia (il pane è speciale, morbidissimo e leggero, a lunga lievitazione),  formaggio dop e foglie di insalata,  nasce in contrapposizione al famoso hamburger americano.
Poi c’è la fassona battuta a coltello: dal sapore sottile, una punta dolce. Una carne cruda così buona, cruda, Radicchio non l’aveva mai mangiata…Alla Trattoria del Campo dove è stata con Mariachiara, Fabrizio e altre persone, ne avrebbe ordinata diversi vassoi (per non parlare della lingua…) Leggi il seguito di questo post »

Il mio undicesimo libro: Ravioli

PHOTO BY VALÉRY GUEDES

E con questo fanno undici! (più una serie di collaborazioni con altri autori per alcune collane ed editori tra cui Mondadori Francia).
Oggi esce in Francia il mio libro tutto sui ravioli e il cuore mi suggerisce Funiculì Funiculà by Pavarotti.
28 ricette di Ravioli italiani, ma anche qualche ricetta di raviolo orientale (Ghioza, Dim sum..).
Nel libro, vi spiego anche come si fa la pasta per i ravioli passo a passo con qualche trucchetto per riuscirla perfettamente.
Sono ormai undici i libri, dal lontano 2004, anno in cui scrissi  il mio primo libro, Risotto,  per l’editore Solar.
Da allora ci sono stati titoli di cucina italiana ma non solo,  perché in cucina ho sempre seguito anche i coups de coeur.
Così, per esempio, è nato il libro Madeleines (tradotto anche in italiano), sublime dolcetto di proustiana memoria, che ho scoperto per la prima volta in Francia  a 16 anni e che mi avevano encantada. Ma così è anche nato  Mini délices au chocolat: la cioccolata dalle mille virtù, come lo descrive bene Elaine Sherman, mia grande passione da qualche anno.

Per presentare il libro, organizzo con il ristorante RAP a Parigi, una serata in cui oltre a presentare il libro e raccontare l’origine dei ravioli, saranno proposte ricette del mio libro,  accompagnate da vini.
Vi aspetto!

 15 Maggio 2012

Dalle 19.30 alle 22.30

Presso ristorante RAP

24, rue Rodier - 75009 Paris

Costo: 20 €

Prenotazione obbligatoria al:0610440221

http://www.rapparis.fr


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Langhe e Roero: un fine settimana da non perdere!

Photo by: facebook.com/TuLangheRoero

Appuntamento ad Alba dal 29 Aprile al 1 Maggio,  dove si terrà la Primavera della Cultura, del Gusto  e del Vino.
Oltre alla 36ma edizione di Vinum, si parlerà di cibo con Stelle in Piazza dove il pubblico avrà modo di incontrare gli chef stellati (la regione ne vanta ben 14!) e di gustare le loro prelibatezze.
Domenica 29 aprile alle 14.00, Radicchio terrà un breve discorso, nel quadro di Albacamp,  intitolato:
“Fare della propria passione per la cucina  un lavoro: diventare autori culinari a Parigi.”

Ci vediamo lì?

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Tortelli alla lastra… a modo mio

Photo by Valery Guedes

Questi ravioli hanno solo la forma perché il modo di cottura è al forno e la pasta senza uova! Inoltre, sono molto più grandi di quelli classici.
Sono una specialità tipica gastronomica di tutta la fascia montana compresa tra Toscana e Romagna. E’ un piatto povero, fatto con ingredienti storicamente disponibili in zona: lardo e patate opure zucca. Leggi il seguito di questo post »

Metrò parigino – 2012

Paris metro 2012 – Photo by Lucia Pantaleoni
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Pesche sciroppate con crema allo zabaione e fragole

Photo by Lucia Pantaleoni

Domenica scorsa, il cavaliere, avvertendo un inquietante quanto insolito silenzio in casa e non vedendo Radicchio nei paraggi, ha chiesto dal soggiorno:
“Tutto bene?”
“Sto preparando il menù per lunedì.”
Radicchio aveva invitato per la settimana successiva due clienti importanti. Due clienti francesi che una volta l’anno deve sedurre, nel senso etimologico del temine, ovvero “condurre a sé”. Anche stavolta doveva trasmettere una serie di messaggi subliminali tra cui:

  • Mo’ te faccio vede cosa ti sforno
  • Mo’ te spiego che semplice rima spesso con buono
  • Anvedi quanto so’ buoni gli gnocchi

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Ristoranti a Parigi: Le Coq Rico

Ottima idea quella di Antoine Westermann di aprire un ristorante di livello dedicato tutta al pollo e affini in rue Lepic, in piena Montmartre: Pollo di Challence, di Bresse e anche di Touraine, rigaglie a profusione, piccioni, pollastre e faraone. Il tutto proposto in varie fogge tra cui allo spiedo. Sarà che oggigiorno è diventato difficile mangiare (ma anche comperare!) un pollo come si deve, ma non appena mi hanno parlato di questo posto sono subito accorsa per vedere se non si trattase di uno dei tanti ristoranti alla moda. Prenotare è stata è impresa ardua, ma alla fine sono riuscita ad andarci una sera alle  22.00! Leggi il seguito di questo post »

Un menù per il fine settimana

Dopo settimane in cui Radicchio ha dormito come un ghiro, stamani ore 4, era sveglia e si rigirava nel letto.
Ieri sera è stata invitata dal suo editore all’inaugurazione dell’annuale fiera del libro in cui si è rilassata e  ha conosciuto tante persone nuove. Un signore  le ha detto:
“Lei ha come come un accento esotico…”
“Beh, che esotico e esotico, sono italiana!” ha risposto suo malgrado con una malcelata vena polemica e un piglio da personaggio goldoniano, che ne avrebbe scoraggiato più d’uno.
“Ecco, appunto, italiana… ” ha proseguito invece il nostro imperterrito. “Gradisce un calice di champagne?” Leggi il seguito di questo post »

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